«The Voice ha vinto: facciamo ascolti con musica pura»

I maestri presentano la fase finale in onda dal vivo Pelù e Cocciante: "Errori? Avere escluso dei talenti"

Musica dal vivo in televisione, in prima serata, in Italia, e su una rete generalista. La formula di The Voice of Italy sulla carta è l'azzardo perfetto: si sa che storicamente nel paese del bel canto la musica è un inibitore di audience. E tra l'altro il format De Mol proposto da Raidue si pone quasi come anti X-Factor: meno spazio al lato reality e più alla musica. Concorrenti di livello altissimo, orchestra di 20 elementi dal vivo: Piero Pelù, Noemi, Riccardo Cocciante e l'inossidabile Raffaella Carrà che hanno il ruolo di coach, più che quello di giudici. Un occhio di riguardo all'originalità dell'interpretazione, laddove una delle accuse tradizionali rivolte ai talent è di sfornare dei cloni dei soliti noti.

Scelte coraggiose, magari criticate: secondo alcuni non c'è abbastanza contrasto tra i coach e alcune idee di costruzione sarebbero da migliorare. Ma intanto, e questo è già un quasi evento storico, The Voice funziona sul piano dell'audience: gli ascolti, per tutta la prima fase, sono stati al di sopra della media della rete, attestandosi sul 13,5% (con picchi del 23). Una grossa sorpresa, poi, è il 17% di share medio nella fascia di pubblico tra i 20 e i 24 anni. Successo tra i giovani, quindi, testimoniato anche dall'ottimo riscontro social: 23 mila i tweet generati solo nell'ultima puntata.

Da stasera vedremo come il talent e i concorrenti di Raidue se la caveranno alla stretta finale. Dopo la fase delle audizioni alla cieca, e quella dei duetti a eliminazione, arriva quella della gara live.

Quattro degli otto cantanti di ogni team si esibiranno ma solo due andranno avanti: uno scelto dal televoto, l'altro dal coach. Si andrà avanti finché da 16 cantanti non si arriverà al vincitore della finalissima, il 30 maggio.

La prima serata Live sarà inaugurata da Patti Smith, e da una versione di Because the night insieme a Pelù, Carrà, Noemi e Cocciante, quasi una professione di fede rockettara dagli studi milanesi.

L'altro ospite sarà Biagio Antonacci, con un medley dei suoi successi. Anche i coach introdurranno la gara interpretando con i ragazzi uno dei loro successi: la Carrà con un suo medley, Cocciante con Tu sei il mio amicocarissimo, Noemi con L'amore si odia e Pelù con Toro Loco. E intanto, dopo gli sfottò a Cocciante e alla sua difficoltà di raggranellare componenti per la squadra nelle prime puntate, la garbata commedia tra i coach è proseguita anche alla presentazione delle serate live negli studi Rai. A parte la Carrà, che è corsa alle prove in anticipo, tutti hanno raccontato di trovarsi bene nel ruolo un po' artigianale di «maestro di bottega» dei giovani concorrenti: da una Noemi che ha confessato il suo amore per le canzoni agée («Mi sento un po' una maestrina anni trenta») a Cocciante («Ho fatto cantare alcuni dei miei ad occhi chiusi, per farli concentrare su come ci si sente, e non come si appare: qualcuno si è messo a piangere»), fino a Pelù che, dopo la versione rock di Ti sento dei Matia Bazar proposta nelle scorse puntate promette musica più dura.

E tutti si sentono invariabilmente a disagio nel ruolo di giudice, che «il format bastardo» (Pelù dixit) impone e imporrà sempre più col procedere dello show. Perché l'eliminazione si porta dietro l'inevitabile carico di errori e delusioni. Innanzittutto per i concorrenti che hanno giocato le proprie possibilità, specie nella prima fase, in pochi minuti, ma anche per i coach: «Abbiamo rifiutato alcuni talenti, e ce ne siamo accorti dopo», ha detto Cocciante: «E naturalmente abbiamo anche scelto alcuni che erano da scartare. Ma nella prima fase, quella degli ascolti alla cieca, a volte siamo andati nel panico», ha concluso. Ancora più deciso Pierò Pelù: «Il mio errore ha un nome e cognome, Francesco Spaggiari», ha confessato il cantante dei Litfiba «Ho sbagliato a non girarmi e a non sceglierlo. Ma dopo l'eliminazione l'ho ricontattato, e adesso ci sentiamo regolarmente». È un gioco, è anche in una certa misura una festa musicale. Ma su tutto funziona la dura legge del talent.