Wagner, quando i cantanti non sono all'altezza

Cosa avrebbe detto la vedova di Wagner, Cosima Liszt, della sontuosa registrazione e della compagnia di canto dell'Anello del Nibelungo, proveniente live dalla Staatsoper di Vienna sotto la direzione autorevole di Christian Thielemann, pubblicata dalla prestigiosa Deutsche Grammophon? «Cantare - scriveva Frau Cosima al fedelissimo direttore d'orchestra Felix Mottl - è qualcosa che si può trovare a Vienna, insieme alla dubbia intonazione: queste cose sono vietate a Bayreuth». Il belcanto - ammirato da Wagner - era per Frau Cosima, qualcosa di stupido, effeminato, inadatto agli Eroi e agli Dèi del Walhalla. Per mezzo secolo il rivoluzionario declamato wagneriano si sclerotizzò in aulica pesantezza, passando alla storia come «sputacchio consonantico» o «latrato di Bayreuth». Assicuriamo l'ombra dell'intransigente Vedova che oggi a Vienna l'intonazione è ben sicura e le personalità vocali non mancano: Albert Dohmen (Wotan) ha carisma drammatico da vendere, Katarina Dalayman e Linda Watson si dividono asprezze e slancio lirico nella parte di Brünnhilde, Wolfgang Schmidt, è insinuante nel viscido ruolo del fabbro nano Mime. I problemi, semmai, cominciano nel reparto dell'helden-tenor, il tenore selvatico dall'anima eroica. Thielemann conta sul volonteroso Sthephen Gould come Siegfried; per Seigmund, padre dell'eroe, deve assecondare i fiati (corti) di Christopher Ventris. Non certo indimenticabili i bassi profondi per i ruoli dei Giganti, del truce Hunding e dell'antieroe, il nero Hagen. Impeccabili i trii femminili: le seducenti figlie del Reno e le oracolari Parche nordiche, le Norne, la cui primitiva madre Erda (Anna Larsson) è una creazione fascinosa.
Ma se Vienna fatica, nel tempio di Bayreuth, dove è andato in scena il Ring governato dalle pronipoti di Wagner, non se la passano meglio. Né in chiave di tenore, né in quella di basso. Lo ha confermato l'ascolto radiofonico del Crepuscolo degli Dèi, diretto con formidabile flessibilità dal direttore russo Kirill Petrenko. D'altronde la difficoltà di trovare gli interpreti giusti (tenori in primis) era una questione assillante già per l'Autore.
Dopo qualcosa come settanta prove, Wagner rinunciò a mettere in scena Tristano a Vienna, perché non aveva ancora trovato il protagonista, quel Ludwig Schnorr von Carolsfeld che morì due settimane dopo la quarta recita del primo Tristano all'Opera di Monaco, alimentando malevoli commenti sul fatto che il decesso fosse stato causato dalle fatiche della parte. Wagner, tre anni dopo la sua morte, lo ricordava estasiato come un «miracolo musico-mimetico».