Washington "nera" In tv ormai è solo la capitale dei delitti

Dalla nuova stagione di Scandal a Homeland, nelle serie la città e la politica sono sempre sinonimi di violenza e intrigo

C'era una volta Washington. Quella di Frank Capra certo, con l'idealismo del suo James Stewart che in Mr. Smith va a Washington crolla dopo più di un giorno di intervento al Senato per difendersi dalle ingiuste accuse di disonestà, lui che, giovane, onesto ma anche un po' ingenuo sostituto di un senatore deceduto, sogna di far sorgere un campo scout proprio sulle rive del fiume dove gli affaristi vogliono costruire una diga. Ma anche la Washington che dal 1999 al 2006 il grande sceneggiatore Aaron Sorkin ha messo in scena nella serie West Wing - Tutti gli uomini del Presidente che segue da vicino il Presidente democratico Josiah Bartlet interpretato da Martin Sheen. Bene, dimenticatevi tutto questo. Come racconta perfettamente James Wolcott su Vanity Fair statunitense, la capitale degli Stati Uniti non è più il luogo degli idealisti e dello spirito alla Frank Capra con i suoi mitici happy end che, a ben vedere, sono sempre più amari di quello che appaiono. No, ora i melodrammi presidenziali - vero e proprio genere televisivo americano - hanno preso tutta un'altra piega. Diventando molto più maligni di un Trono di spade, con pozze di sangue sotto il sigillo presidenziale, le lotte intestine, gli scandali. Proprio come il titolo della serie Abc Scandal, in Italia trasmessa da Fox Life, che va di pari passo con Homeland (Showtime) e le inedite The Americans (Fx) e House of Cards (Netflix) che hanno fatto diventare la città il centro indiscusso del noir contemporaneo. Dove la politica va a braccetto con la corruzione delle aziende e degli apparati militari. Dove in ogni garage ci può essere un pericolo o intorno a un innocente buffet possono essere scambiati minacciosi messaggi in codice. Dove, infine, non sembrano mai essersi sopite le paranoie post-Watergate, i retaggi della Guerra fredda e l'eco degli anni '80 di Reagan come nella serie The Americans ideata da Joe Weisberg che segue le vicende di una coppia di agenti sovietici del Kgb mandati sotto copertura con l'ordine di spacciarsi per una coppia perfetta di coniugi americani.

Ma è la serie Scandal (imminente negli Usa la terza stagione) a rappresentare alla perfezione il nuovo spirito dei tempi della capitale statunitense, con il presidente Fitzgerald Thomas Grant III, molto diverso da quello grande oratore di West Wing, disposto a giocarsi tutto, non solo la presidenza ma anche il matrimonio, nella relazione extraconiugale e interrazziale con la formidabile Olivia Pope interpretata da una seducente Kerry Washington. In una serie che pone in evidenza l'ambiguità esistente intorno ai palazzi del potere, con le unità di controspionaggio e i portaborse presidenziali pronti a tutto, pure alla tortura, per avere informazioni vitali da un prigioniero. Esemplificazione di come ormai la tortura venga utilizzata a fini di suspense in alcune serie già dai tempi di 24 per arrivare oggi a Homeland.

Anche House of Cards è una spietata rappresentazione del potere dove Washington viene trasformata in una residenza di alligatori tra le cui paludi si muove con maestria e successo Frank Underwood, un membro democratico del Congresso interpretato da un perfetto Kevin Spacey che ha contribuito all'elezione del presidente Garrett Walker. Il quale però commette l'errore imperdonabile di non mantenere la promessa di nominarlo Segretario di Stato. Da qui inizia la sua micidiale vendetta.

Fin qui le serie drammatiche ma non va meglio anche in quelle più apertamente leggere, come Veep (Hbo) o Alpha House (Amazon), perché sono le istituzioni stesse a essere prese in giro. In Veep, commedia satirica ideata da Armando Iannucci e girata con lo stile realistico del cinéma-vérité, ci troviamo all'interno dell'ufficio di Selina Meyer (interpretata da Julia Louis-Dreyfus) una vicepresidente degli Stati Uniti totalmente incapace (e per alcuni ispirata a Sarah Palin). Per non parlare di Alpha House, scritta dal fumettista premio Pulitzer di Doonesbury, Garry Trudeau, su quattro senatori repubblicani, tra cui quello interpretato dall'immenso John Goodman, che in tempo di crisi, per risparmiare, vivono insieme nella stessa casa di Washington. La serie viene trasmessa su Amazon (ormai tutto tranne che un sito di libri...) il cui fondatore, Jeff Bezos, ha annunciato di aver acquistato il Washington Post, il quotidiano monumento della Capitale, quello che con lo scoop di Woodward e Bernstein ha fatto dimettere Nixon. C'era una volta Washington?