Wild, la lenta risalita dagli inferi

Schiacciata dal peso della droga, da una vita sessuale disordinata, dal divorzio con il marito e dalla morte di una persona cara, Cheryl decide di percorrere da sola le oltre mille miglia del Pacific Crest Trail

Dopo aver sostenuto le rovinose cadute di Johnny Cash (interpretato da Joaquin Phoenix) in Quando l'amore brucia l'anima (2005), ora è Reese Witherspoon a cadere nel vortice dell'autodistruzione in Wild. È lei, infatti, a vestire i panni della sregolata protagonista di questo appassionante road movie, candidato a due Oscar (miglior attrice protagonista e non protagonista). Basato su una storia vera, il film attinge dalle memorie Wild. Una storia selvaggia di avventura e rinascita, scritte direttamente dalla protagonista Cheryl Strayed. Schiacciata dal peso della droga, da una vita sessuale disordinata, dal divorzio con il marito (causato dagli innumerevoli tradimenti di lei) e dalla morte di una persona cara, Cheryl decide di lasciarsi tutto alle spalle e percorrere da sola le oltre mille miglia del Pacific Crest Trail. Un cammino durissimo, che la vede costretta a fare affidamento sulle sue uniche forze. Lo zaino pesa forse più di lei, acqua e cibo scarseggiano, le condizioni ambientali sono estreme e la voglia di desistere è un'ombra costante che incombe sull'esito del viaggio. Una voce tentatrice che, però, la costringe a ridarsi continuamente le ragioni di quel cammino, di quei chilometri percorsi a piedi, di quel dolore insopportabile che sopraggiunge quando gli stivali si rivelano troppo corti, di quella nostalgia di casa che l'assale…

Il cammino è arduo, i pericoli sono dietro l'angolo e fidarsi del prossimo è sempre un rischio. Inoltre, Cheryl non ha nessuna figura in carne e ossa, come Virgilio per Dante, a vegliare sul suo cammino. Ma come tutte le risalite dagli inferi, poco a poco le tenebre si diradano per lasciare spazio alla luce. Il regista canadese Jean-Marc Vallée (autore del film premio Oscar Dallas Buyers Club) riesce a tracciare con chiarezza il fil rouge della vita di Cheryl senza diluire la storia con flashback troppo lunghi e senza esitare sulle sequenze più tragiche della sua vita. Il regista è, infatti, riuscito a trovare un coinvolgente escamotage narrativo in cui gli eventi del passato si fondono con i pensieri e gli avvenimenti del presente, accompagnando l'evoluzione umana e personale della protagonista nel corso del film. Sapiente, in questo senso, il montaggio e gli effetti sonori, che riescono a infondere maggior tensione o armonia a seconda dello stato d'animo di Cheryl. Va sottolineato anche il ruolo primario della colonna sonora, i cui testi delle canzoni s'impongono con forza, offrendo allo spettatore una chiave di lettura che fa immergere lo spettatore ancora più a fondo della storia.

Wild ha il pregio di farci immedesimare nella vita di Cheryl senza quella retorica di cui spesso soffre il cinema americano. Il regista non esaspera certe situazioni, più o meno drammatiche, cosciente che lo spettatore sia perfettamente in grado di giudicare da solo ciò che è male da ciò che è bene. Cheryl, infatti, come tutti noi, compie scelte giuste e scelte sbagliate, imbocca strade dritte e sentieri che allontanano dalla via principale. È capace di gesti autodistruttivi e di slanci di generosità. Così come fa soffrire le persone che ama e, allo stesso tempo, soffre del male arrecato a loro. Tuttavia non appare mai come una donna cattiva o superficiale. Piuttosto, come una donna stanca di una vita senza meta e desiderosa di prendere in mano il proprio destino. E in tutto questo coesistono anche le cadute, i momenti di scoraggiamento, le urla contro un Dio apparentemente ingiusto, che toglie senza chiedere il permesso. Eppure, nonostante l'apparente ritrosia nei confronti di una fede che non le è mai stata trasmessa dai genitori, Cheryl manifesta una profonda domanda esistenziale sulla propria vita. Un acceso senso religioso che, solo alla fine, rivela tutta la sua forza con un'apertura dirompente di fronte al mistero della vita. Una presa di coscienza che nulla ti è tolto per niente, ma ti viene ridonato sotto un'altra forma. Che non è vero che nulla ha senso, ma che ogni vita ha un valore intrinseco in quanto sacra. Che è possibile rialzarsi in ogni momento, anche quando al fondo vedi solo un buio soffocante. E che nulla va scartato, neanche i propri errori, specialmente se attraverso questi si può maturare e rinascere a nuova vita. Wild uscirà al cinema dal 2 aprile, distribuito da 20th Century Fox.

Commenti

Tarantasio.1111

Sab, 28/03/2015 - 17:31

ottima scrittrice...

Roberto Casnati

Dom, 29/03/2015 - 03:04

Film e libro scadenti: la tipica masturbazione mentale americana!