Zucconi, il lato oscuro della vita

Con la mostra «Nocturno» il pittore ci svela le nostre «umanomalie»

Emanuele Beluffi

L'avevamo visto alla Pinacoteca del Castello Visconteo di Legnano e ai Musei Civici di Palazzo Farnese di Piacenza, nonché al Museo d'Arte Antica del Castello Sforzesco di Milano e in molti altri luoghi. Non si può certo dire che a Christian Zucconi i contesti museali stiano stretti. Osservazione che vale anche per gli spazi delle gallerie private, come la Costantini Art Gallery di Milano, che ha appena presentato la personale dello scultore piacentino intitolata Nocturno, emblematica per varie ragioni: vuoi per le suggestioni sprigionate dallo spazio espositivo (non è il classico white cube), vuoi per l'aura ieratica di un'opera «storica» come Cena in Emmaus (2010), vuoi per l'afflato ancestrale che impronta di sé le «umanomalìe» della serie inedita che Christian Zucconi, dopo la frammentarietà umana psicologica, sessuale e culturale della precedente produzione, consacra ora specificatamente all'alterità, alla diversità, al «difetto» congenito, alle «anomalie umane» insomma. Zucconi ci fa vedere il lato oscuro della vita, esemplificato dall'opera Corpo IX/Amelia, ispirata a un'immagine dell'archivio fotografico del Mütter Museum di Philadelphia che raffigura una ragazzina senza nome, affetta da ectromelia, che si sostiene sulle braccia. Protagonista nell'opera di Zucconi è ancora e sempre il corpo, scolpito, rotto, ri-assemblato, scavato e cucito a ferro e anche la «pelle» di questi-corpi-abitati è la stessa, travertino persiano, pietra di scarto delle cave che in Zucconi diventa pietra angolare, altro che l'estetica poveraccista e bru bru dell'arte povera (non muore mai!).