Spettacolo, attori e registi in piazza contro i tagli Bondi: "Disagi reali, ribadisco il mio impegno"

Attori, produttori, registi e tecnici hanno protestato
contro il taglio del Fus previsto dalla Finanziaria. Bondi: "I problemi sono reali". Il Pd attacca Tremonti: "Si mangia la cultura"

Roma - Centinaia di lavoratori del mondo dello spettacolo hanno aderito all’appello dei sindacati. Si sono ritrovati al cinema Adriano di Roma per manifestare nel giorno dello sciopero del settore dello spettacolo indetto dai sindacati nazionali. Attori, produttori, registi, maestranze, tecnici hanno protestato contro il taglio del Fondo unico dello spettacolo previsto dalla Finanziaria, che nel 2008 ammontava a 450 milioni di euro e secondo la manovra annunciata sarà di 288 nel 2011. Immediato l'intervento del ministro dei beni Culturali, Sandro Bondi: "Non posso non comprendere le ragioni della protesta del mondo dello spettacolo che, nonostante certe strumentalizzazioni politiche, pongono problemi reali".

Le richieste del settore I lavoratori dello spettacolo chiedono oltre al ripotenziamento del Fus il rifinanziamento degli incentivi fiscali per le aziende che investono nel settore, una legge quadro di sistema del settore dello spettacolo dal vivo e del cineadiovisivo. Il comparto, ha ricordato Alberto Manzini della Slc-Cgil, impiega oltre 500mila lavoratori: "Non è vero che con la cultura non si mangia come ha detto il ministro Tremonti - ha spiegato Manzini - Per ogni euro investito in cultura ne vengono prodotti tre e in Italia si investe in questo settore un quarto di quello che si investe in Francia, mentre noi rappresentiamo il 2,6% della ricchezza nazionale e la domanda da parte del pubblico cresce. Dobbiamo riportare il Fus al livello del 2008 perché con questi tagli sono a rischio rappresentazioni teatrali, produzioni, teatri, fondazioni e industrie cinematografiche".

L'impegno di Bondi Il ministro Bondi è tornato a ribadire il proprio impegno a "ottenere la proroga degli incentivi fiscali a favore del cinema, una misura liberale che senza gravare sulle casse dell’erario ha un effetto positivo per lo sviluppo dell’economia, e di un necessario reintegro del fondo unico per lo spettacolo per non scendere al di sotto degli attuali livelli, già insufficienti, dell’offerta culturale". Il ministro dei Beni culturali spera, infatti, che "l’allarme lanciato oggi dal mondo dello spettacolo aiuti a trovare entro l’anno un soluzione positiva, che consenta di programmare i calendari del prossimi anno".

Il Pd: "Tremonti si mangia la cultura" "Buon appetito al ministro Tremonti che è riuscito a mangiarsi la cultura - ha commentato Emilia De Biasi, deputata Pd in commissione Cultura della Camera - mai come oggi, sono vicina al mondo dello spettacolo che con sacrosanta ragione sciopera per affermare il proprio diritto all’esistenza; si tratta di più di 250mila lavoratrici e lavoratori che costituiscono una parte rilevante dell’economia e dello sviluppo del Paese". "Il governo - ha proseguito De Biasi - ha dimostrato disprezzo per la cultura tagliando di quasi il 40 per cento il Fondo unico per lo spettacolo e mettendo così in ginocchio teatri, cinema, musica, danza, circhi e spettacoli viaggianti che dovranno vivere con 260milioni in tutto per i prossimi tre anni. Inoltre, non hanno voluto stanziare i fondi per la defiscalizzazione nel cinema, filiera industriale di primo piano in Italia. La situazione è al collasso".

Vendola: "Italia in bianco e nero" "Vogliono riportare l’Italia al bianco e nero - ha tuonato Nichi Vendola - mentre la cultura, il cinema, il teatro colorano la vita di tutti noi e arricchiscono il Paese". "Dopo la mazzata alla ricerca, alla scuola, all’universita - ha proseguito il leader di Sel - ora tocca all’industria dello spettacolo. Non è un caso che Tremonti e Bondi colpiscano questo settore vitale: un popolo senza cultura, formazione, arte è un popolo non libero, imbarbarito, privo di consapevolezza. E pensare invece che investire nella cultura è uno degli strumenti più potenti per contribuire allo sviluppo del nostro Paese, per farlo uscire dalla crisi. Ecco perché - ha infine concluso Vendola - chi si è mobilitato oggi lo ha fatto per difendere il futuro dell’Italia migliore".