Spettacolo blasfemo al Parenti Il teatro denuncia: «Minacciati»

«Metteteci Maometto, poi ne riparliamo, se rimarrete vivi» scrive uno degli autori delle mail arrivate al Teatro Parenti in vista dello spettacolo «Sul concetto di Volto nel Figlio di Dio», del regista Romeo Castellucci, che in Francia ha suscitato forti proteste da parte dei cattolici e l’accusa di blasfemìa. Alla fine della rappresentazione il volto di Cristo è imbrattato da liquami che richiamano gli escrementi di un anziano accudito dal figlio, tema al centro dell’intero spettacolo.
Il 24 gennaio la performance arriverà a Milano. Gruppi di fedeli hanno organizzato un rosario davanti al teatro, come atto di riparazione delle offese all’immagine di Cristo. In molti hanno scritto lettere di protesta al Comune e al Parenti. Qualcuno ha esasperato i toni, con veeementi telefonate e mail dai toni accesi in cui si tirano in ballo «le bombe in Nigeria».
E come spesso capita in Italia, dove i casi etici controversi finiscono in Procura, un avvocato ha denunciato il Parenti per vilipendio alla religione e Ruth Andrée Shammah, direttore artistico e legale rappresentante del Teatro, si prepara a presentare un esposto in tribunale per «minacce» al Parenti e alle persone che lo rappresentano.
La Shammah, raggiunta al telefono, si dice preoccupata dal clima e chiede solidarietà da parte delle istituzioni: «Se io scateno i social network, lei capisce che cosa succede durante una manifestazione al Pierlombardo?». L’assessore alla Cultura, Stefano Boeri, proprio su Facebook, difende lo spettacolo. E ha aperto un dibattito, definendo lo spettacolo «di grande impatto emotivo». Boeri ricorda che «gli attori lanciano finte granate, finti escrementi e altri oggetti contro il volto di Cristo» e che ciò «ha suscitato reazioni violente in alcune città come a Parigi». E conclude: «Credo che un'istituzione pubblica non debba mai ostacolare la libera espressione dell’arte e la libertà di ogni spettatore di scegliere se assistere o meno a uno spettacolo che in alcuni momenti può risultare provocatorio».
Il Parenti aveva fatto sapere che «la scena più discussa» non sarebbe stata rappresentata. Il riferimento è all’allestimento di Avignone in cui bambini scagliano granate in direzione del ritratto di Cristo. Ruth Andrée Shammah, però, difende l’intera rappresentazione e precisa che la scelta dipende solo da ragioni economiche: «È un peccato che la scena non ci sia, perché sono convinta che sia molto cattolica. Noi abbiamo comprato la parte più corta dello spettacolo solo per ragioni di costi, in quanto quella scena prevedeva la presenza sulla scena di 35 persone». La Shammah difende lo spettacolo: «Io sono ebrea, non teorizzo che si può mettere in scena tutto quel che si vuole. Questa non è un’offesa alla vostra religione, ma uno spettacolo cattolico, che è stato difeso anche da molti vescovi francesi».
Ora si attende una parola da parte del vescovo di Milano.