Lo spettacolo «futurista» di Sylos Labini

Solo due sedie, una di fronte all’altra. Al lato, la console di un dj. Scenografia minimalista per Donne Velocità Pericolo con Edoardo Sylos Labini, Caterina Misasi, Raffaella Siniscalchi, Franco Ortenzo e Checco Cordella al teatro La Comunità. Sylos Labini - che della pièce è anche autore con Francesco Sala e Viola Pornaro - è l’«uomo nuovo», vivo interprete del futurismo. Esaltato dalla percezione di una nuova era, l’uomo guarda al progresso, inseguendo il futuro, attraverso il mito della velocità. «Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità», si legge nel manifesto del movimento, pubblicato su Le Figaro nel 1909. Proprio sulla velocità e sui suoi «travolgimenti» è incentrato lo spettacolo, rapido susseguirsi di spunti da tre delle opere meno note di Filippo Tommaso Marinetti - L’alcova d’acciaio, Come si seducono le donne, Novelle con labbra tinte - per raccontare non la parabola del movimento, ma l’energia, la forza e l’entusiasmo che lo animarono. Tutto si consuma rapidamente: i rapporti con le donne, ironicamente ritratte sempre e ovunque pronte a cedere al fascino irruente del futurista, gli eventi, perfino la guerra, in una ricomposizione di frammenti che sceglie di essere ulteriormente spezzata dalle incursioni del dj Antonello Aprea, interessante esempio di discoteatro e rimando al dinamismo pittorico di Boccioni e Balla. La ricostruzione del futurismo non poteva non passare per la ripresa dei moduli teatrali del movimento, che portò in scena cani - qui, Aldino - e chiamò il «pubblico nuovo» a partecipare attivamente, come accade quando Sylos Labini invita due persone della platea a fingersi lui una lei ritrosa, lei un audace seduttore.