Lo spettro della C per la Juventus Cade il teorema del sistema Milan

Durissimo Borrelli con i bianconeri. Il procuratore federale Palazzi però scagiona i rossoneri dall’accusa più grave: aver creato una seconda cupola

Gian Piero Scevola

Illecito, illecito, illecito, illecito: la mannaia dal procuratore federale cala su Fiorentina, Juventus, Lazio e Milan (in rigoroso ordine alfabetico). I deferimenti sono arrivati, uno stringato comunicato che il Commissario straordinario Guido Rossi ha emesso dopo che la Borsa aveva chiuso i battenti e non era più possibile effettuare contrattazioni per i club quotati come Lazio e Juventus (la quotazione della Juve era stata prima sospesa per eccesso di rialzo, poi riaperta con un guadagno del 5,9% a 1,32 euro). Ma, soprattutto, dopo che l’Italia aveva raggiunto la qualificazione agli ottavi del mondiale con la vittoria sulla Repubblica Ceca, quasi fosse una forma di rispetto non disturbare la partita degli azzurri. Il previsto pugno di ferro della Procura federale non s’è fatto attendere e mette spalle al muro le società, i dirigenti e gli arbitri coinvolti; nessuna pietà, 30 i soggetti deferiti (comprese le 4 società) secondo le indagini portate avanti da Francesco Saverio Borrelli, capi d’accusa che il Procuratore federale Stefano Palazzi ha recepito quasi in toto, facendoli suoi e confermando parte dei teoremi che hanno portato sul banco degli imputati società e esponenti di primo piano del calcio italiano.
Ma i distinguo non mancano. Intanto i quattro club sono stati rinviati a giudizio per violazione articolo 6 (illecito sportivo) e articolo 1 (lealtà e probità), due capisaldi del tanto temuto Codice di giustizia sportiva (le famigerate pagine rosa delle Carte federali) che portano a differenti sanzioni nel caso fossero poi provati, in modo disgiunto però, in sede processuale. Sicuro è che, in questo primo processo, sono stati esclusi Udinese e Sampdoria, club non interessati alle coppe europee, per i quali verrà quasi sicuramente tenuto un ulteriore procedimento tra il 20 e il 25 luglio, con la probabile aggiunta di Messina, Reggina e Siena. Ma è opportuno analizzare le singole situazioni per capire meglio i carichi di responsabilità delle società e, soprattutto, quello che rischiano.
Juventus, illeciti reiterati
Quella dei bianconeri è decisamente la posizione più grave perché, deferita per violazione degli articoli 6 e 1, viene aggiunta la reiterazione degli illeciti, ovvero non si tratta di un solo tentativo riferentesi a una singola gara, ma a una serie di partite che il club torinese ha cercato di girare a suo favore. E in questo conta la responsabilità diretta dell’allora amministratore delegato Antonio Giraudo e dell’ex direttore generale Luciano Moggi per «le loro condotte finalizzate ad alterare i principi di terzietà, imparzialità e indipendenza degli appartenenti al settore arbitrale nell’interesse della Juventus», precisa Palazzi nel deferimento. Sono loro, in particolare Moggi con la cupola da lui creata, a far si che la Juventus possa subire una doppia penalizzazione di campionato: retrocessione nell’attuale e, per la reiterazione, ulteriore passo indietro in C1. Con ovvia revoca degli scudetti conquistati nel 2004/05 e 2005/06 che non dovrebbero essere assegnati. Per quanto riguarda Giraudo, possibile la squalifica di 5 anni con richiesta di radiazione.
E Galliani si dimette
L’illecito strutturale riferito alla Juve, non è applicato da Palazzi per il Milan che viene coinvolto come violazione dell’articolo 6 da parte del dirigente addetto agli arbitri Leonardo Meani. Decisamente più sfumata la posizione di Adriano Galliani per il quale scatta solo l’articolo 1 sulla partita Milan-Chievo del 20 aprile 2005. Quindi, dalla responsabilità diretta esclusa (Galliani non c’entra) si passa a quella oggettiva del Meani che comunque rischia di mettere nei guai il club di via Turati. Il Milan si difenderà affermando, come ha fatto anche in sede istruttoria, che il Meani non è un tesserato della società. Ma, come ha riscontrato Borrelli, il fatto di accompagnare gli arbitri nelle partite casalinghe e, per questo motivo, di apparire sulla lista ufficiale consegnata ai direttori di gara (che non possono ammettere in campo persone non tesserate per la Figc) è un’aggravante e elemento di responsabilità da parte dei rossoneri. Palazzi ha però smontato la «controcupola» creata per contrastare quella juventina di Moggi ipotizzata da Borrelli e per questo illecito derubricato il Milan non rischia la retrocessione in B ma solo una penalizzazione nel prossimo campionato. Sanzione lieve anche per Galliani che, «pur ribadendo la totale estraneità da ogni addebito», ha deciso di dimettersi da presidente della Lega.
Fiorentina viola di paura
Trema anche la Fiorentina, sotto accusa per gli articoli 1 e 6, con il coinvolgimento dei maggiori dirigenti: il presidente Andrea della Valle, quello onorario, il fratello Diego e l’ad Sandro Mencucci. In questo caso, l’atteggiamento difensivo dei viola che volevano cautelarsi dalla retrocessione, li ha portati a chiedere aiuto, e quindi a commettere illecito, per potersi salvare. Trovando ora una possibile retrocessione a tavolino.
Lazio presa nel gioco
Anche la Lazio subisce la mannaia degli articoli 6 e 1 e, in particolare il presidente Claudio Lotito viene coinvolto direttamente nell’illecito per il quale la punizione è la retrocessione in B. «Pressioni sulla Federazione per garantirsi i favori degli arbitri», l’accusa di Palazzi a Lotito.
Carraro e De Santis a casa
Non solo società nel mirino di Palazzi, ma anche i singoli tesserati, a cominciare dall’ex presidente federale Franco Carraro (violazione articolo 6 e 1) con previsione di radiazione, stessa punizione che toccherà anche all’ex vicepresidente Innocenzo Mazzini, ai designatori Paolo Bergamo e Pierluigi Pairetto, all’arbitro Massimo De Santis, tutti facenti parte della bella compagnia che, secondo le indagini di Borrelli, hanno orchestrato gli illeciti e condizionato il corso delle partite. Deferimento anche per Cosimo Maria Ferri, giudice del Tribunale di Massa Carrara, operante nell’Ufficio Vertenze Figc e per ben 7 arbitri, oltre all’ex presidente Tullio Lanese: Bertini, Dondarini, Messina, Paparesta, Rocchi, Rodomonti, Tagliavento. A questi vanno aggiunti anche gli allora assistenti Mazzei e Puglisi e il commissario Ingargiola, quello che andò a chiudersi in bagno quando il duo Moggi-Giraudo chiuse a chiave Paparesta nello spogliatoio di Reggio Calabria.