Alla Spezia l’arte entra nel parco

Luisa Castellini

Estate: tempo d'incontri con l'arte contemporanea fuori dai can\]onici spazi espositivi. Musei, fondazioni e gallerie allentano il ritmo in attesa della stagione autunnale e l'arte riscopre il fascino dell'en plein air.
Luglio è l'unico mese dell'anno in cui è possibile, salendo dalla piccola Ameglia, raggiungere il Parco d'Arte Ambientale La Marrana a Montemarcello (La Spezia, sabato e domenica ore 18-22). Silenzio, cicale, un panorama mozzafiato e la natura aspra ma rigogliosa della Liguria, sono il teatro in cui s'inseriscono opere create in sintonia con lo spazio che le accoglie. I lavori scandiscono inediti percorsi nella natura, in un parco che ha tutto il rigore di un museo, ma conserva il sapore del gioco, della scoperta e dell'incanto, tipico dei giardini barocchi.
Artefici di quest'esperienza, due privati: Grazia e Gianni Bolongaro. Collezionisti per passione e tradizione familiare, nel '95 hanno aperto i cancelli della propria residenza estiva al pubblico, presentando un omaggio al maestro Carlo Mattioli. Il successo dell'iniziativa - unito al desiderio di creare un nuovo polo d'attrazione per l'arte contemporanea nello spezzino - ha dato il via a un'operazione culturale, che ogni anno vede coinvolti due nuovi artisti.
Quest'estate si sono aggiunte alla collezione «Fonte nel giardino di Grazia e Gianni» di Ettore Spalletti e «Nube di Magellano» di Gabriella Benedini. La prima è una summa dell'opera del maestro: dalla terra si erge, in tutto il suo rigore, un tronco di cono marmoreo sulla cui sommità si stagliano, quasi sommerse dall'acqua, tre piccole casette. La ricerca d'equilibrio, volta alla rarefazione del segno scultorio, si unisce alla suggestione per gli elementi naturali, diventando metafora - come è insito nella natura d'ogni fonte - della vita e del mutare del tempo. All'elemento acqua s'ispira anche l'opera della Benedini, da sempre affascinata dalla navigazione, intesa come scoperta del senso ultimo del vivere e non come mera conquista geografica. Una piccola piscina, coperta da una base circolare, è la dimora di una scultura in resina bianca che, con la sua forma, evoca il corpo di un vascello. Su questa è inserita un'asta di ferro, che col mutare della luce indica con la propria ombra i nomi delle costellazioni della volta stellare antartica, indicati intorno fino alle siepi. Frammenti della stessa scultura ricordano i pericoli del navigare, dello spingersi oltre i confini delle proprie Colonne d'Ercole.
Queste opere si aggiungono alle altre (una trentina in totale) presenti nel parco, realizzate da Kengiro Azuma, Joseph Kosuth, Jannis Kounellis, Jan Fabre e molti altri. Ma nel giro di tre anni a queste sculture e installazioni - spesso sonore - non potranno esserne aggiunte altre per motivi di spazio. La Marrana resterà aperta al pubblico, ma uscirà dai propri confini: i coniugi Bolongaro stanno già collaborando con i comuni dello spezzino per realizzare ogni anno un'opera pubblica firmata da un artista e rendere questa provincia una vetrina privilegiata del contemporaneo.