Spezia, sindaco sbugiardato dal compagno ministro

(...) qualcosa più d’una promessa, anche se bastava quella per tornare al collegio elettorale e vendersi l’ultimo successo di una «legislatura» parca di gratificazioni. «Che colpo! Meglio di così, non si poteva - pensa Pagano, sulla strada del ritorno -. Mi dovrà ringraziare, eccome mi dovrà ringraziare, il candidato del centrosinistra cui consegnerò il testimone per le amministrative di primavera». Il fatto è che - a sentire sempre lui, Pagano, occhio lucido e sorriso a trentadue denti - il ministro dell’Università e della Ricerca aveva garantito alla città ligure «due lauree specialistiche di informatica applicata e di ingegneria meccanica, così da completare l’offerta formativa». Roba da mettere in moto una spirale virtuosa di cultura e business che La Spezia inseguiva da tempo immemorabile e quasi non ci sperava più. Il rientro di Pagano (ma che pagano? Un dio!) nella città dell’Arsenale si trasforma in apoteosi: brindisi, pacche sulle spalle, baci, abbracci e anche la malcelata invidiuzza degli avversari politici. Che osservano: «Bella forza! Con quegli agganci all’ombra del Cupolone... D’accordo che Mussi è leader del Correntone, il ramo basso della Quercia. Ma quando si tratta di favorire un compagno, e per giunta alla vigilia di elezioni che la sinistra rischia di perdere sotto i colpi del fuoriclasse del centrodestra Gianluigi Burrafato, ecco che spunta la solidarietà di schieramento. Mussi non poteva mica esimersi, e difatti non si esime». Contrordine compagni: invece Mussi si esime. E s’incavola pure, a leggere le dichiarazioni trionfalistiche del sindaco spezzino. «Ma chi ce l’ha mandato, questo qui? Fassino?» si sente urlare improvvisamente al ministero. Parte la smentita, con tanto di nota ufficiale. Dura, secca, polemica, praticamente al vetriolo: «Nel colloquio con Pagano sono state avanzate richieste, formulate ipotesi, esplorate possibilità. Ma nessun impegno formale. Né sono state autorizzati comunicati stampa interpretativi». E in calce alla nota del ministro (con involontaria ironia): «Non è vero niente. Mussi».