Spia la donna sbagliata: denunciato

da Lucca

Invece di indagare sulla persona per la quale aveva ricevuto l'incarico (una donna separata), un investigatore privato aveva seguito, sbagliando, una collega della donna che però accorgendosi di essere pedinata si è rivolta alla polizia che ha poi denunciato il «detective» pasticcione per molestie.
Protagonista è un investigatore privato, con agenzia a Pisa, che era stato assunto per controllare i movimenti di una signora lucchese di 35 anni da poco separatasi dal marito. Questioni di alimenti e mantenimento.
Così a partire dai primi di maggio lo Sherlock Holmes di «provincia» si è messo sulle tracce della «preda». Peccato fosse quella sbagliata. Un equivoco giustificabile dal fatto che la donna in questione, e l’altra controllata per errore, lavorano insieme e si assomigliano: sono commesse in un negozio di abbigliamento alla periferia della città.
Quella pedinata al posto dell’altra, un’avvenente trentatreenne, si è accorta presto di essere spiata e seguita, anche in auto, e, non avendo nulla da nascondere, ha temuto che alle costole le si fosse piazzato un maniaco. Lo incontrava ovunque, a qualunque ora del giorno e della notte. Spaventata ha deciso di rivolgersi alla polizia. Gli agenti, a questo punto, le hanno consigliato di annotarsi il numero di targa dell'auto dello sconosciuto che la teneva sotto controllo. Non c’è voluto molto per identificarlo.
La commessa nel giro di qualche giorno ha infatti fornito alla polizia modello e targa della macchina che la tallonava presentando al tempo stesso anche una querela per molestie, con acclusi certificati medici che attestavano nella vittima un forte stato di stress e insonnia.
Dalla targa gli agenti sono risaliti a un'azienda di autonoleggio e, da qui, alla persona che aveva affittato l'auto per tenere la donna sotto controllo.
Quando è stato identificato e convocato in questura, il detective ha esibito il tesserino e l'attestazione dell'incarico ricevuto. A quel punto è stato messo a confronto con la querelante. Imbarazzo, tante scuse e chiarimenti non sono bastati a chiudere la vicenda. La donna, nonostante tutto, ha deciso di «vendicarsi» ricorrendo alla magistratura. Così ha sporto denuncia contro l’investigatore da cui ora pretende un risarcimento danni. «Sono stata perseguitata», ha detto.