Spia e imam da Tirana a Milano I segreti dell’uomo dai due volti

Il suo avvocato annuncia: vuole tornare a scontare la pena in Italia

Fausto Biloslavo

Hassan Mustafa Osama Nasr, nome di battaglia Abu Omar, è un uomo dai due volti e forse dalla doppia attività, terrorista e informatore dei servizi, a seconda delle necessità. Stiamo parlando dell’egiziano prelevato dagli agenti della Cia a Milano il 17 febbraio 2003, che alle spalle ha una storia ambigua e per alcuni periodi avvolta nel mistero.
Le stesse foto che lo ritraggono raffigurano due personaggi che sembrano all’opposto. La prima fa vedere un signore distinto in giacca e cravatta, un paio di baffetti da sparviero, che legge un giornale con un sorrisetto appena accennato. Se non un avvocato della City potrebbe passare per un intellettuale de Il Cairo, laico e magari con una fervente passione panarabista. Passione che non ha nulla a che fare con il fondamentalismo, ma molto con l’ideologia socialista di Nasser, il rais egiziano che pensava di spezzare le reni a Israele.
La seconda foto, poco prima del rapimento, scattata dall’antiterrorismo nelle strade di Milano impressiona per il cambiamento. Cranio rasato, zuccotto islamico, barbone nero e lungo, oltre alla tradizionale tunica araba, sembra la raffigurazione dell’imam di Al Qaida, infiltrato in Europa per catechizzare i «fratelli» in nome della guerra santa.
Abu Omar nasce ad Alessandria d’Egitto il 18 marzo 1963 e del primo periodo della sua vita si sa poco o nulla. L’unico dato certo è che viene ben presto attirato dalle nascenti organizzazioni del terrore egiziano, come Jamaa Islamyah, una delle più combattive, responsabili di sanguinosi attacchi ai turisti occidentali.
Negli anni ’90 i duri e puri della Jamaa trovano rifugio in Europa, come Abu Omar che si sistema a Tirana, capitale dell’Albania appena uscita dal comunismo. Lavora per due fondazioni caritatevoli islamiche. Una di queste è l’Al Haramain, che dopo l’11 settembre finirà nella lista nera Usa con l’accusa di finanziare Al Qaida.
Nel 1995 Abu Omar finisce nelle mani del Shik, i servizi segreti albanesi alleati degli americani. Un’inchiesta del quotidiano Chicago Tribune rivela come Abu Omar ceda subito facendo nomi di diversi «fratelli» della guerra santa. I suoi verbali d’interrogatorio vengono passati al capo stazione della Cia a Tirana che fa piazza pulita degli estremisti islamici annidati in Albania catturandone alcuni e consegnandoli a Il Cairo. Nel frattempo Abu Omar viene scarcerato e lascia una moglie con dei figli a Tirana per emigrare in Italia.
Il primo aprile 1997 ottiene l’asilo politico nel nostro paese spacciandosi per perseguitato dalle autorità egiziane. A Milano, nel centro islamico di viale Jenner, assume di nuovo l’identità di capobanda del Jihad.
Nella sua nuova vita italiana, Omar finisce ben presto sotto controllo dell’antiterrorismo. L’egiziano si specializza nel reclutamento e indottrinamento di aspiranti kamikaze. Il 24 aprile 2002 un’intercettazione della Digos milanese registra Omar che parla con un integralista il quale vuole fare «un grande attentato in Italia» per punire «ebrei e crociati». L’egiziano dai due volti gli risponde che «ogni attentato ha le sue regole... Lo faranno, lo faranno... quelli che sono sotto quel fratello di Londra». L’intercettazione sembra un minaccioso preludio degli attacchi kamikaze nella metropolitana della capitale inglese. Abu Omar viene sequestrato a Milano il 17 febbraio 2003.
Le indagini sul suo conto proseguono e viene spiccato un mandato di cattura della procura di Milano da cui emerge che si tratta di uno dei «colonnelli» del terrorismo internazionale in Europa capace di organizzare attentati contro obiettivi civili e reclutare kamikaze.
Trasferito dalla Cia a Il Cairo, Abu Omar viene torturato, ma poi rilasciato, nel 2004, come se avesse di nuovo accettato di collaborare seguendo lo stesso copione dell’Albania. Non a caso riesce a parlare al telefono con la seconda moglie che viveva con lui a Milano e un amico fraterno. Poco dopo, però, viene di nuovo incarcerato. Qualcosa è andato storto e l’uomo dai due volti ora fa sapere all’avvocato che vorrebbe venire a scontare la pena in Italia.