Spiagge concesse a privati Passa il dl sullo sviluppo Termini ridotti a 20 anni

Il diritto di superficie sulle spiagge scende da 90 a 20 anni e andrà rilasciato rispettando i principi comunitari di "economicità, efficacia e imparzialità". Fai e Wwf: "Temiamo che non basti"

Il diritto di superficie sulle spiagge scende da 90 a 20 anni e andrà rilasciato nel pieno rispetto dei principi comunitari di "economicità, efficacia e imparzialità". È questa la modifica principale al testo del dl sviluppo apportata dopo i rilievi mossi dal Capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Altre novità sono l’introduzione di un tetto alla sanzione amministrativa per le liti temerarie sugli appalti pubblici, mentre passa a 90 giorni il silenzio-assenso se il soprintendente dei beni culturali non procede al rilascio dell’autorizzazione paesaggistica. Il testo, così corretto dopo la consultazione fra i tecnici del Quirinale e il governo, è stato firmato da Napolitano e dovrebbe essere pubblicato oggi in Gazzetta Ufficiale.

La nuova versione del decreto, sottolinea una nota del Colle, "è la risultante dalle consultazioni intervenute tra il governo e la presidenza della Repubblica secondo una corretta prassi di leale collaborazione istituzionale". Il presidente della Repubblica ha inoltre sollecitato l’esecutivo a un rapido recepimento delle norme comunitarie sui poteri di vigilanza della Banca d’Italia. La novità più rilevante introdotta nel testo del governo per il rilancio dell’economia riguarda quindi la misura sugli arenili che ha sollevato un fiume di polemiche nei giorni scorsi. I tecnici di Napolitano hanno imposto un maggior raccordo del regime introdotto dal decreto con la normativa comunitaria, dal momento che l’Italia è già stata soggetta a una procedura di infrazione da parte di Bruxelles per la violazione della direttiva Bolkestein del 2006 sulle liberalizzazioni.

La Ue si è fatta anche sentire subito dopo la recente approvazione del provvedimento schierandosi apertamente contro la norma perché non in linea con le regole del mercato interno e in particolare con la direttiva dei servizi. Un coro di "no" alla misura era immediatamente arrivato anche dalle associazioni ambientaliste, dai consumatori e dall’opposizione. La norma così come modificata lascia la possibilità di attribuire ai privati il diritto di superficie sulle coste e sugli eventuali manufatti già esistenti, che possono essere abbattuti e ricostruiti, ma la sua durata scende da 90 a 20 anni. Viene invece confermato il permesso di edificabilità nelle aree non sottoposte a vincoli. In sostanza, fino al 2015 sopravviverà l’attuale sistema che prevede concessioni balneari di sei anni rinnovabili per altri sei anni. 

Scetticismo sulle novità arriva dagli ambientalisti che, pur esprimendo apprezzamento sulla riduzione a 20 anni delle concessioni, temono che non basti e chiedono al governo di ripristinare il regime in vigore. Fondo ambiente italiano e Wwf Italia ribadiscono come sia un bene che si torni indietro riducendo a 20 anni il diritto di superficie per le concessioni delle spiagge italiane, "ma temiamo non basti, occorre tornare al diritto di concessione che è ora in vigore", fanno sapere le associazioni.

"La trasformazione del diritto di concessione in diritto di superficie che mette a rischio di cementificazione le spiagge è un inghippo - affermano Fai e Wwf - Si vuole infatti separare la proprietà del terreno da quello che viene edificato e questo significa garantire ai privati la proprietà degli immobili, già realizzati o futuri sul demanio marittimo. Tutto questo non era fino ad oggi possibile perché tramite la concessione gli immobili, anche se realizzati da privati, rimanevano in uso per il tempo della concessione ma erano del demanio".