Spianata la via verso Torino Moretti ritrova il Festival

Dopo le polemiche, il sindaco fa da pacificatore: Rondolino si dimette e il regista diventa direttore

da Roma

Aveva detto, nel fuoco delle polemiche: «Mi auguro che Moretti ci ripensi, perché il clima creatosi in città è estremamente favorevole, addirittura entusiastico». Adesso che l'umorale Nanni ci ha ripensato, il sindaco Chiamparino può finalmente sorridere. Questa faccenda del Torino Film Festival gli aveva guastato le feste. Ricordate? Prima il sì pieno del regista, con intervista-investitura su La Stampa; poi, neanche quarantotto ore dopo, di fronte ai sospetti di «ingerenza della politica» lanciati dal presidente del festival Gianni Rondolino, la sdegnata retromarcia all'Ansa. Un autentico j'accuse, dove si leggeva, molto morettianamente: «No, non ci siamo capiti. Forse mi avete confuso con qualcun altro. Quindi con molto dolore, rinuncio all'incarico e vi lascio ai vostri problemi di metodo, ai contrasti procedurali, ai rancori personali».
Un disastro politico e culturale, tutto all'interno della sinistra. Ora, dopo tre settimane di sotterraneo lavorìo, la sospirata pace. Non senza vittime di spicco. Rondolino, infatti, rassegna le dimissioni «irrevocabili» da presidente dell'associazione Cinema Giovani, l'anima del festival. In sostanza, l'illustre docente universitario - il più fiero avversario della soluzione Moretti - compie «il passo indietro» che da più parti gli era stato chiesto. Da un lato dà via libera al compromesso proposto da Chiamparino, il che significa che sarà Alberto Barbera, direttore non più dimissionario del Museo del cinema, a individuare il direttore del festival (cioè ancora Moretti), il quale «sceglierà i propri collaboratori e presenterà il programma in completa autonomia»; dall'altro, fa le valigie, saluta la sua creatura e si sottrae così a una malinconica uscita di scena. «Sono molto stanco», diceva ieri al termine della riunione che sostanzialmente l'ha messo in minoranza. Discussione vivace, a un passo dalla rottura, con due votazioni. Alla fine, tra qualche mugugno, è passata la linea del sindaco, che affida appunto a Barbera il compito di ricucire la spaccatura torinese e il rapporto col regista.
«Voglio andarci coi piedi piombo, dopo quanto è successo», scandisce lo stesso Barbera. «Prima c'è da verificare se Nanni sia ancora intenzionato a impegnarsi col festival. Poi c'è da elaborare un progetto, preciso e per iscritto, da sottoporre tra una settimana all'associazione». Cautela comprensibile, anche se l'intesa appare acquisita. Risulta al Giornale, infatti, che Barbera e Moretti si sono sentiti a lungo mercoledì, e dal colloquio sarebbe uscita la disponibilità del regista in vista della 25ª edizione. Contro richiesta di Moretti: sgomberare il campo da ripicche, fronde e malumori, in modo da avere in Barbera (i due sono anche amici) l'unico interlocutore.
Quasi inutile, a questo punto, chiedersi chi vince e chi perde. Di sicuro Rondolino, dopo aver dato battaglia fino all'ultimo con energico piglio insieme al co-direttore uscente Roberto Turigliatto, avrà capito che i margini di manovra s'erano ristretti. Minacciare ancora un festival alternativo? Puerile. Puntare i piedi contro sindaco, assessori, banche e ministero (il festival costa due milioni e mezzo di euro) in nome della «legalità da ristabilire»? Perdente. Meglio il beau-geste dignitoso, e poi se la vedano Moretti e amici. Neanche Barbera, che tre settimane fa aveva parlato di «sconfitta senza rimedio», sembra però troppo gioire del «mandato esplorativo» ora affidatogli. Tutta la vicenda ha finito con l'assumere, metaforicamente, i tratti di un «parricidio», con strascichi umani che pesano.