«Spiavano anche Della Valle, Geronzi e Carraro»

Il «sistema» godeva di enormi flussi finanziari e delle entrature nei servizi segreti

Trecentoquarantaquattro pagine per raccontare una (presunta) associazione per delinquere, capace di monetizzare al massimo le informazioni più sensibili messe a disposizione dal colosso Telecom-Pirelli nonché - ma è solo un sospetto - grazie alle entrature nei servizi segreti. Un flusso infinito di denaro per prestazioni mai effettuate, soldi riciclati all’estero, investigazioni su personaggi eccellenti. Ma soprattutto l’archivio segreto di Cipriani, con cartelline multicolori e file criptati dove catalogare notizie lecite, illecite, coperte dal sigillo del segreto di Stato. Ecco allora cosa racconta l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Paola Belsito.
Grande Vecchio
Insieme a Cipriani, per il Gip, è Giuliano Tavaroli l’organizzatore e il promotore di un’associazione per delinquere che alle dipendenze vantava ex sbirri in pensione, ufficiali di polizia giudiziaria, investigatori privati e personale dell’azienda in grado di violare sistemi informativi di Pirelli, Tim, Telecom e non solo. «Una vera e propria ragnatela, parallela se non addirittura contrapposta a quella legale, per fornire al cliente le informazioni desiderate». Il braccio operativo sarebbe stato, però, l’agenzia di investigazione Polis d’Istinto srl e System Group Sas, «messe a disposizione dal Cipriani». Con l’avvento di Tavaroli, scrive il Gip, «si instaura la prassi di affidare all’esterno l’attività di investigazione del gruppo» e con ciò «sviluppando in maniera esponenziale l’attività di Cipriani». Il «sistema» - continua il giudice - poteva contare su «un’enorme disponibilità di denaro proveniente da Telecom e da Pirelli», denaro destinato a essere versato in parte «nelle tasche degli investigatori, in parte in quelle di ufficiali corrotti ma che in grande disponibilità poi finivano nella disponibilità del Cipriani stesso» o di dirigenti della Security di Telecom, secondo quanto dichiarato da un altro appartenente all’organizzazione, Marco Bernardini. «I due (Tavaroli e Cipriani, ndr) - insiste l’ordinanza - hanno creato un sistema apparentemente perfetto, sviluppato con la formazione di un archivio da far invidia a un servizio segreto e ciò attraverso l’acquisizione, tra l’altro, di informazioni abusivamente ottenute». In altri termini, chiosa il Gip, «mettendo a disposizione le informazioni provenienti da più banche-dati avevano finito per avere la disponibilità di un centro di raccolta di informazioni più completo, addirittura, di quelli delle forze dell’ordine». Ma Tavaroli e soci non avrebbero brigato «solo per un interesse personale ma nella stragrande maggioranza dei casi» le investigazioni avrebbero avuto «come destinatario, come soggetto interessato qualcuno posto al di sopra di Tavaroli o che le riceveva e poi le utilizzava a propri fini». Un Grande Vecchio, ancora senza nome.
Milioni di euro, sulla parola.
Stando al carteggio della procura di Milano, Tavaroli in virtù delle cariche ricoperte aveva «un ingente potere di spesa e non si preoccupava di superare un budget di tutto rispetto, attingendovi senza limiti. Inoltre godeva di ampia autonomia, non dettagliava le attività compiute, agiva con grande frequenza mediante operazioni fuori sistema e non riferiva sostanzialmente a nessuno, se non al Presidente» Marco Tronchetti Provera. L’«attività svolta a favore di Telecom e Pirelli» avrebbe procurato a Cipriani «un ricavato di 20 milioni di euro in 8 anni». Denaro gestito in maniera poco trasparente con la creazione di società di facciata (su tutte la WCS e la SRA) e conti correnti in Svizzera, Regno Unito, Lussemburgo, Montecarlo. Le società non avrebbero avuto «altra funzione se non quella di consentirgli di fatturare a suo nome le attività svolte a favore dei gruppi Pirelli e Telecom, e di essere poi pagato, all’estero, su conti che servivano per rendere irrintracciabile il denaro e dirottarlo verso paradisi fiscali».
Fondi neri, e non solo.
A un certo punto il documento si sofferma su «una gestione patrimoniale esistente tra Cipriani e Tavaroli inspiegabile, salvo non pensare a reciproci favori tra i due, dai più modesti, volti a favorire l’assunzione di un certo dipendente, ai più grandi connessi allo strano trattamento riservato ad alcuni consulenti Pirelli o Telecom che operano per i due gruppi ma vengono profumatamente pagati, in tutto o in parte, con l’intermediazione di Cipriani. O ancora ai pagamenti in contanti effettuati nelle mani di alcuni soggetti, pagamenti che Cipriani effettuava salvo poi emettere fattura a uno dei due gruppi per importi che comprendevano un ricarico addirittura del 50% rispetto alla somma anticipata. Episodi - leggiamo dall’ordinanza - che hanno portato il pm ad affermare che si potrebbe trattare di un sistema volto a nascondere l’esistenza di fondi neri destinati al pagamento di attività corruttive».
Dossier Benetton.
Nei carteggi sequestrati a Cipriani e Tavaroli spuntano nomi eccellenti di personaggi famosi oggetto di «attività informativa» riservata. L’ordinanza snocciola nomi eccellenti in ordine sparso. Si va dal presidente di Capitalia, Cesare Geronzi, al presidente dell’accordo parasociale di Capitalia, Vittorio Ripa di Meana, dall’uomo del crac Parmalat, Calisto Tanzi al giovane rampollo della Milano-bene, Ruggero Jucker, che nel 2002 ammazzò a coltellate la fidanzata Alenja Bertolotto. E ancora. Interrogato dai magistrati, il detective Bernardini legato a Cipriani ammette: «Dopo la perquisizione a Tavaroli ho gettato via il taccuino in cui annotavo tutti gli incarichi. La distruzione dei documenti è stata da me effettuata sia perché si fondavano su dati sensibili sia perché riguardavano esponenti in vista come ad esempio Gnutti o De Benedetti. Tra i personaggi da me investigati ci sono anche i Della Valle e i Benetton. Ho anche provveduto a sostituire gli hard disk dei computer e a danneggiare le chiavette Usb e i Cd dove effettuavo backup». Ma Bernardini va oltre, e a verbale rivela un dettaglio clamoroso. Una sorta di ricatto tra ex amici, ormai nei guai: «Io so che Cipriani tramite (...) ha chiesto denaro al gruppo Telecom Pirelli per fornire la password dei Cd sequestrati dall’autorità giudiziaria aggiungendo che avrebbe anche dichiarato di aver dato parte dei soldi da lui ricevuti dal gruppo a Tavaroli. Il gruppo ha ritenuto di non compensare Cipriani ma questa circostanza ha comportato il definitivo siluramento di Tavaroli».
Archivio Z e dossier P
Mastodontico e segretissimo. Questo l’archivio informatico di Cipriani che stando alla ricostruzione del Gip custodiva informazioni di tutti i tipi. Un’assistente di Cipriani vuota il sacco al Pm: «Tutti i dati e gli accertamenti particolari entravano in determinate pratiche. La copertina grigia indicava quelle con regolare mandato del cliente, la copertina celeste altre senza mandato che venivano archiviate su un database chiamato Zeta nel quale confluivano appunti in bianco» da non divulgare mai. Altra impiegata, altri dettagli: «C’erano delle pratiche “P” che appartenevano a tutti quegli accertamenti legali o permessi dal codice civile di cui non vi era problema se fossero trapelati, mentre alle pratiche Zeta appartenevano tutti gli accertamenti non legali o di cui il cliente non desiderava fossero messi al corrente di altri». Riguardo a un misterioso sistema denominato «Nostri Mezzi» dice: «C’erano informazioni estremamente riservate che credo provengano da ambienti istituzionali che abbiano a che fare con la sicurezza nazionale, tipo servizi segreti. Qui veniva spesso citato tale Marco Mancini».
Pericolo 007.
Sia Tavaroli che Cipriani, amici da sempre di Marco Mancini, avrebbe «goduto di rapporti privilegiati coi servizi segreti». Relazioni che il Gip definisce «pericolose» perché «finalizzate alla ricerca/acquisizione di un numero rilevantissimo di dati di conoscenza su soggetti appartenenti ad ambiti del tutto diversificati tra loro, e talvolta posti al vertice della politica e dell’economia del Paese». Rapporti così intimi «che consentivano a Tavaroli di possedere a casa documenti riservatissimi provenienti dai servizi». E a Cipriani di utilizzare informazioni riservatissime da rivendersi sul mercato.
Coca-Cola e postini d’oro.
L’attività di Cipriani scandagliata dal Gip porta alla luce un’investigazione commissionata dall’azienda Coca-Cola nei confronti di Oliviero Del Toso, un suo dirigente che aveva presentato un esposto per mobbing e che per questo venne pedinato e intercettato abusivamente dal pool Cipriani sorpreso a mettere in giro voci di una sua presunta pedofilia. A pagina 119 il Gip si dilunga invece con l’ironia per commentare questa storia riferita da Cipriani: «Su richiesta di Tavaroli versai 150mila euro (a titolo di anticipo) alla signora Fancello e ottenni quale ricompensa per tale dazione la somma di 70mila euro». Dunque, chiosa il giudice, ecco che Cipriani ha ottenuto «ben 70mila euro per la semplice attività di prendere dalle sue casse la somma di 150mila euro in contanti, andare in un bar di via Veneto a Roma e consegnarla alla destinataria della stessa. Un cassiere-postino pagato a peso d’oro!».\