Spiazzati i cattolici di sinistra «Non doveva criticare il Sì»

Prodi è infastidito, ma non parla. La Bindi invece accusa Rutelli: «Doveva stare zitto». Gentiloni: «Il referendum non si aggira»

Francesca Angeli

da Roma

L’astensione al referendum sulla procreazione assistita di Francesco Rutelli è una scelta politica gravida di conseguenze non ancora del tutto valutabili. Su questo punto, soltanto su questo, maggioranza ed opposizione sono d’accordo. Opposte in tutto il resto le reazioni all’annuncio del leader della Margherita. Apprezzamento in generale da parte dei rappresentanti della Casa delle Libertà. Aperta condanna, da sinistra. Qualche voce dissidente arriva anche dall’interno della Margherita.
L’esternazione di Rutelli era attesa e prevedibile, visto che in Parlamento la legge 40 che regolamenta le tecniche di fecondazione assistita è stata approvata grazie all’appoggio della maggioranza degli esponenti della Margherita. Ma questa discesa in campo a due settimane dal voto infligge ugualmente due colpi bassi alla coalizione di sinistra. Uno alla Quercia di Piero Fassino (che si è personalmente speso per votare e votare Sì nelle piazze ed in tv) allargando la crepa già profonda tra ds e dl. Un altro personalmente al leader sempre più traballante dell’Unione, Romano Prodi, che continua a non prendere una posizione chiara (dice che andrà a votare ma non precisa come voterà) e che dunque l’outing di Rutelli mette con le spalle al muro.
Il più duro a sinistra è Fausto Bertinotti. Secondo il segretario di Rifondazione la scelta di Rutelli è un atto «che va valutato politicamente, non è un rispettabile moto della coscienza di una persona ma un atto politico che io ritengo sbagliato e che nuoce ad una battaglia di civiltà che dovrebbe impegnare tutte le forze progressiste».
Più cauto Fassino che giudica «lecita e legittima», la posizione di Rutelli ma ribadisce la validità delle ragioni di chi voterà Sì. Per il capogruppo ds alla Camera Luciano Violante «L'astensione di Rutelli a sinistra e il Sì di Fini a destra si compensano». La coordinatrice delle donne dei Ds, Barbara Pollastrini, accusa Rutelli di «astensionismo rinunciatario che rifiuta di fatto il dialogo ed un limpido confronto di merito, puntando all’indifferenza». Una scelta che la Pollastrini giudica come «un mezzo furbesco per non raggiungere il quorum». Opinione condivisa anche dal segretario radicale, Daniele Capezzone: «Quella di Rutelli è una posizione di comodo».
Sarcastico il commento del senatore diessino, Lanfranco Turci, tra i promotori del referendum e tesoriere del Comitato. «Rutelli si comporta come quei ragazzini che quando stanno perdendo la partita di calcio scappano via col pallone», dice. Per Turci se all’interno della Fed c’è uno strappo a provocarlo è stato proprio Rutelli che contesta il legittimo uso del referendum «essenziale per il nostro sistema democratico». Critico pure il presidente dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio, per il quale «l’astensione favorisce i No, viola la segretezza e crea problemi nei piccoli centri».
I mal di pancia si sprecano anche all’interno della Margherita. La cattolicissima Rosy Bindi, che ha già detto che voterà quattro No, non apprezza affatto l’esternazione di Rutelli anche se la scelta del leader «è legittima». Doveva però tenersela per sé visto che «è presidente di un partito che sulla questione fecondazione e referendum ha scelto la strada del pluralismo». Nella Margherita anche Paolo Gentiloni ed Ermete Realacci ritengono non si debba aggirare il referendum. Infuriata Katia Bellillo dei Comunisti Italiani che invita Rutelli a «votare come gli pare» purché non critichi «le forze del Sì».
Di tono opposto i commenti nella Casa delle Libertà. Per il coordinatore di Forza Italia, Sandro Bondi, la scelta di Rutelli «è di grande importanza e di grande significato». «L’accento posto sui limiti della tecnica e l’intangibilità della persona umana » dimostra per Bondi «la comune condivisione di valori essenziali per il futuro dell’umanità ed apre obiettivamente prospettive politiche nuove ed inusitate».
Anche il capogruppo Udc alla Camera, Luca Volontè apprezza la decisione di Rutelli perché in «difesa dei valori fondamentali». Il leader della Margherita poteva svegliarsi prima per il ministro delle Riforme, Roberto Calderoli, mentre per il sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano, si tratta di una posizione «di assoluta coerenza» visto che Rutelli aveva votato Sì alla legge in Parlamento. Una stoccata al leader di An, Gianfranco Fini, che invece voterà tre Sì in aperta rottura col suo partito. In difesa di Rutelli intervengono pure il presidente dei senatori Udc, Francesco D’Onofrio, che respinge le accuse «di tatticismo politico» che arrivano da sinistra e il senatore di An Riccardo Pedrizzi: «Bene la coerenza di Rutelli. Altro che Prodi».