Spie e bollicine, tre arresti L’eterna guerra Coca-Pepsi

I dipendenti dell’azienda di Atlanta offrivano i segreti dei loro prodotti. Fermati dall’Fbi dopo la denuncia dei rivali

Mariuccia Chiantaretto

da Washington

Spionaggio industriale fallito alla Coca Cola grazie alla serietà della concorrenza. Una dipendente della compagnia di Atlanta e due complici sono finiti dietro le sbarre per aver tentato di vendere alla Pepsi Cola «segreti» sulla ricetta di una nuova bibita.
I tre, Joya Williams, 41 anni, impiegata amministrativa alla Coca Cola, Ibrahim Dimson, 30 anni, mediatore col nome in codice «Dirk», ed Edmund Duhaney, 43 anni, prestanome per il conto in banca su cui doveva essere versato il denaro, sono stati incriminati di furto, frode e tentativo di vendere materiale protetto dal segreto d’ufficio.
La vicenda è iniziata lo scorso 19 maggio quando Dirk ha mandato alla Pepsi Cola una lettera in cui offriva informazioni dettagliate su quanto stava avvenendo nei laboratori della Coca Cola e un campione di una nuova bibita che stava per essere messa sul mercato. Anziché abboccare i responsabili della Pepsi hanno avvertito la direzione della Coca Cola che ha chiesto l'intervento dell'Fbi. «Abbiamo fatto - ha spiegato il portavoce della Pepsi, Dave De Cecco - ciò che ogni azienda responsabile deve fare. La concorrenza può essere feroce ma deve sempre essere leale e rispettare la legge».
Alla Coca Cola il comportamento della Pepsi è stato ovviamente apprezzato. «È difficile - ha spiegato il presidente Neville Isdell - trovarsi di fronte alla serietà della concorrenza e allo stesso tempo alla mancanza totale di fedeltà da parte di un dipendente. Questo fattore ci insegna però che è responsabilità di tutti noi essere vigili per proteggere i segreti industriali della nostra impresa». Pochi giorni dopo il 19 maggio, Dirk ha incontrato un agente dell'Fbi che fingeva d'essere un funzionario della Pepsi. Lo spione ha consegnato all’agente un documento di 14 pagine «confidenziale» ed ha chiesto in cambio 10mila dollari. Il documento era autentico e negli uffici amministrativi della Coca Cola sono state installate alcune telecamere che hanno ripreso Joya Williams mentre si metteva in borsa un fascio di documenti ed un contenitore con un campione della nuova bibita.
Il 16 giugno all'aeroporto di Atlanta in cambio del campione di bibita e della formula scritta l'agente dell'Fbi ha consegnato a Dirk 30mila dollari nascosti in una scatola di biscotti. Il prezzo pattuito era di 75mila dollari pagabili in due rate, la seconda dopo la verifica da parte dei laboratori della Pepsi.
Poiché i tecnici della Coca Cola non hanno potuto fare altro che confermare ancora una volta l’autenticità del materiale, l'agente dell'Fbi ha proposto a Dirk un affare cui i tre spioni non hanno saputo rinunciare: un milione e mezzo di dollari in cambio di tutti i segreti sulla bibita più famosa del mondo. Joya William, Ibrahim Dimson e Edmind Duhaney sono stati arrestati il 4 luglio, giorno in cui avrebbero dovuto incassare il malloppo.
È una delle poche volte che le due multinazionali collaborano. Per lo più si odiano. La guerra è cominciata all’inizio del Novecento, seguendo un canovaccio bene preciso che si riassumeva così: «La Coca è vecchia. La Pepsi è nuova». Dal 1985, invece, è cominciata la sfida dei gusti. Prima le dietetiche, poi la ciliegia, il limone, il lampone. Una guerra fatta di spot e spesso anche di spionaggio. Una guerra che nasce dal mistero che ruota intorno alla nascita della Coca.
Il segreto della formula della Coca Cola è da sempre materia di discussione, curiosità e competitività. La bibita più famosa del mondo è stata inventata nel maggio del 1886 da un farmacista di Atlanta John Stith Pemberton, e venduta l'anno dopo ad Asa Chandler un abile uomo d'affari. Quest'ultimo ha trasformato quello che allora si chiamava il «vino di coca» in una bibita di enorme successo.
La fortuna della Coca Cola all'estero è stata opera del successore di Chandler, Robert Woodruff, presidente della compagnia di Atlanta del 1923 al 1954. La descrizione della formula, compreso l'ingrediente segreto merchandise7X è depositata in una cassetta di sicurezza di una banca di Atlanta. Nel 1935 la formula è stata rivista dal rabbino Tobias Geffen che l'ha certificata kosher.
Il fascino del segreto è tale che la formula della Coca Cola viene anche citata fra le leggende metropolitane di Snopes.com dove si smentisce che la ricetta sia nota soltanto a due funzionari di Atlanta, ognuno dei quali, per altro, sarebbe a conoscenza soltanto di metà formula. Una coppia di Atlanta che nel 1996 ha presentato domanda di divorzio sta ancora aspettando, grazie alla Coca Cola, la dissoluzione del matrimonio. Ambedue i coniugi, Patti e Frank Robinson jr. vogliono le note scritte dal nonno Frank Mason Robinson. Robinson, socio di John Pemberton, è l'uomo che ha dato alla bibita il nome Coca Cola e ne ha disegnato l'etichetta originale. Patti Robinson non si da infatti pace che il marito Frank diventi proprietario unico dei taccuini del nonno perché pensa che prima o poi possano essere venduti per milioni di dollari.