Tra spie e terroristi, un mistero iniziato 25 anni fa

I Lupi grigi, i servizi segreti italiani, il crac del Banco Ambrosiano: dietro la scomparsa di un'adolescente un pezzo oscuro di storia italiana

Da una probabile scappatella sentimentale la scomparsa di Emanuela Orlandi si trasforma in pochi giorni in un intrigo internazionale di proporzioni gigantesche, che scomoda le diplomazie di mezza Europa, i servizi segreti e sedicenti gruppi terroristici. Si susseguono negli anni gli appelli del Papa per la liberazione della ragazza. E del resto la vicenda presto si intreccia con quella di Alì Agca, l’attentatore di Giovanni Paolo II. Già dai primi giorni del luglio 1983 alla famiglia Orlandi e alla segreteria vaticana cominciano ad arrivare le telefonate di un gruppo terroristico turco che chiede la liberazione di Agca, a casa Orlandi viene anche recapitato un nastro in cui si sentono i lamenti di una giovane. Nel processo l’attentatore del Papa dice che la giovane è stata rapita da agenti bulgari e dai Lupi grigi, il gruppo di terroristi turchi di estrema destra di cui faceva parte. Nel 1995 cambia versione: «Emanuela è libera in un convento di clausura». Poi il voltafaccia: «Mai saputo nulla sulla sorte della Orlandi». Le piste si moltiplicano vertiginosamente, il padre di Emanuela parla di depistaggi e tira in ballo i servizi segreti.

Vengono fatti anche collegamenti con lo scandalo Ior e con il caso Calvi. Secondo qualcuno l’identikit dell’Amerikano, l’uomo che con uno spiccato accento straniero aveva ottenuto una linea riservata con la segreteria di Stato vaticana e chiesto la liberazione di Agca, corrispondeva a quello di monsignor Marcinkus, che all’epoca era presidente dello Ior, la banca vaticana. L’ex giudice istruttore dell’attentato al Papa Ferdinando Imposimato rimane convinto negli anni che la pista dei Lupi grigi sia quella da seguire. Di tutt’altro avviso Adele Rando, giudice istruttore del caso fino al 1997, che dopo sette anni di indagini chiude il caso escludendo il movente politico-terroristico del rapimento.

Nel 2005 vengono fatti i primi collegamenti con la banda della Magliana. Alla redazione del programma Chi l’ha visto? arriva una telefonata anonima in cui si dice che per risolvere il caso è necessario andare a vedere chi è sepolto nella basilica di Santa Apollinare. Si scopre così che il defunto in questione è il capo della Banda della Magliana Enrico De Pedis, detto Renatino, appunto il compagno della supertestimone che ha fornito agli inquirenti l’ultima versione, ancora tutta da verificare.