Spiegate alla Juve che dire la verità non è peccato mortale

I quattro vagoni italiani di Champions league sono al gran completo. In testa c’è l’Inter senza discussione, poi la Roma, entrambe gemellate dalla decisiva condizione di evitare il turno preliminare. Seguono Lazio e Milan costrette a passare dal ballottaggio di metà agosto per salire sull’Eurostar. Ai berlusconiani resta aperta una finestra sulla gloria: dovessero strappare al Liverpool la coppa dei Campioni persa a Istanbul, recupererebbero lo status di regina del torneo, iscritta perciò d’autorità alla prossima edizione evitandosi il supplemento di fatica che a ben vedere non è poi così male. Già nel 2003, il Milan partì dal preliminare per sbarcare alla finale di Manchester, infilzata ai rigori contro la Juve. Lo stesso destino si è ripetuto in questa stagione scandita da tormenti, ritardi e penalizzazioni di ogni tipo. Ancelotti e i suoi partirono da Belgrado il 23 agosto per arrivare, giusto nove mesi dopo, all’appuntamento di Atene: ecco, i preliminari non sono poi una iattura se possono combinarsi con un grande orgoglio e se durante la sosta natalizia è consentito lavorare sodo come fecero i milanisti a Malta.
A scorgere bene, dietro la notte di Atene, per il Milan, oltre alla rivincita col Liverpool, c’è molto altro: il guadagno secco di altre due finali (supercoppa d’Europa a Montecarlo e viaggio in Giappone per il mini-torneo mondiale organizzato da Blatter) in grado di offrire al club rossonero una bacheca di coppe e trofei senza pari. Perciò è stato utile timbrare ieri il cartellino della Champions: il paracadute è pronto, in caso di caduta, non sarà così rovinosa. Risalire la china, per il Milan, è stato possibile grazie a due motivi: il recupero dei migliori e il cedimento di alcuni rivali, il Palermo e l’Empoli tradito dal suo spessore. Dal prossimo campionato la pacchia è finita. Col ritorno della Juve e il rilancio della Fiorentina scolpita sul modello Arsenal, la concorrenza per centrare una delle prime quattro poltrone sarà feroce. Le scelte in materia di calcio-mercato diventeranno presto il terreno sul quale misureremo ambizioni e programmi competitivi. Perciò nella Torino bianconera si è aperto un dissidio inquietante tra Deschamps e l’area tecnica societaria (il ds Secco, per intendersi). Partecipare alla sfida infernale della Champions con l’attuale organico a disposizione del tecnico francese, appena rimpolpato da qualche acquisto a costo zero, è una pia illusione. Confessarlo, non è poi un peccato mortale.