«Spieghiamo ai bimbi che il calcio guarirà»

Lucia Todaro: «Si aspettano che i colpevoli paghino. Hanno già un loro senso di giustizia»

Il presidente del Cimiano, Agostino Malavasi, ci ha confidato: «I genitori sono scandalizzati, nessuno di loro immaginava che si potesse manovrare così un campionato. I loro figli sono un’altra cosa, il loro mondo resta lontano da quello degli adulti e dei professionisti, loro giocano e poi dimenticano il risultato. Siamo noi adulti che ci chiediamo: che campionato sarà il prossimo? Abbiamo chiesto conferma a Lucia Todaro, psicopedagogista e da dieci anni impegnata nella formazione e nell’educazione in ambito sportivo nei tornei Csi: oltre diecimila bambini fino a undici anni solo a Milano e provincia.
Dottoressa, quando succedono certe cose, i bambini si disamorano del calcio?
«Loro continuano a trovare soddisfazione nel gioco in sé. Per loro giocare la prossima partita rimane molto più importante di una sconfitta. Per loro questo scandalo nel mondo del calcio non ha avuto la stessa valenza che ha avuto su di noi. Non ha tolto la dimensione ludica e non ha diminuito l’importanza che ha nella loro vita il calcio».
E quando sentono che qualcuno ha imbrogliato?
«Dagli adulti si aspettano coerenza. I ragazzi fino all’età di dodici anni non hanno ancora un criterio morale così come lo intendiamo noi. Sanno che se si comportano bene riceveranno un vantaggio, il loro è un criterio di giustizia, sentono che c’è stata corruzione, capiscono il concetto e adesso si aspettano che le persone che hanno sbagliato e sono state scoperte, vengano punite».
È giusto parlarne in casa?
«È necessario riuscire a ribaltare un’esperienza negativa in un’azione positiva. L’evento ha avuto un impatto importante. In genere i bambini credono e stimano il loro papà, il loro mister o l’insegnante, riuscire a spiegare con parole adeguate i fatti reali e far comprendere che ora dei giudici faranno tornare il calcio pulito, è importante. Certamente il discorso dell’adulto deve essere modulato, non può parlare come se si trovasse al bar».
Per esempio?
«Far capire che nel gioco ci sono delle regole e poi ci sono delle persone che vegliano su queste regole. I genitori poi dovrebbero cercare di capire che tipo di obiettivo vogliono raggiungere, anche se mi rendo conto che questo non sia facile per tutti».
Per quanto tempo lo ricorderanno?
«I fatti dell’11 settembre hanno turbato i bambini per mesi. Ma qui entravano in gioco altri fattori, per esempio l’impatto visivo, le immagini che per giorni e giorni sono andate in onda sulle televisioni. In questo caso c’è solo una momentanea e continua situazione di adulti che ne parlano, non ci sono immagini, neppure gente che si scambia dei soldi o cose del genere. Appena gli adulti smetteranno di parlarne, i bambini smetteranno di ricordarlo».