Spielberg rinuncia alle Olimpiadi di Pechino

Il regista dice "no" ai Giochi di Pechino. Invitato come
consulente artistico ha
motivato la sua decisione citando lo scarso impegno della Cina nella
crisi umanitaria in Darfur

Pechino - Steven Spielberg dice "no" ai giochi olimpici di Pechino di questa estate. Invitato come consulente artistico il regista, dopo un ping pong durato mesi, ha motivato la sua decisione citando lo scarso impegno della Cina nella crisi umanitaria in Darfur.

Obiezione di coscienza "La mia coscienza non mi permette di andare avanti in questa vicenda". Il "re Mida" di Hollywood chiude la porta alle Olimpiadi di Pechino: "A questo punto, tutte le mie energie devono essere spese non per la cerimonia dei Giochi, ma per fare tutto quanto è in mio potere per mettere fine ai crimini indicibili contro l’umanità che continuano ad essere commessi in Darfur". La sua mossa rappresenta un duro colpo nelle pubbliche relazioni con il governo cinese, principale acquirente del petrolio del Sudan, il Paese che secondo tutti gli osservatori internazionali sarebbe direttamente coinvolto nei massacri.

Effetto domino La scelta di Spielberg potrebbe spingere altri a disertare i Giochi e anche gli sponsor potrebbero riconsiderare il loro ruolo nella manifestazione. La presenza di Spielberg alle Olimpiadi è stata in dubbio sin dalla primavera dello scorso anno quando il regista mandò una lettera al presidente cinese Hu Jintao chidendo maggiore attenzione in Darfur. Allora gli attivisti del Darfur come Mia Farrow stavano facendo pressioni su Spielberg perché il cineasta riconsiderasse il suo ruolo ai Giochi. In un editoriale pubblicato dal Wall Street Journal la Farrow aveva criticato la scelta del regista di "Schlinder’s list" definendo i Giochi di Pechino "le olimpiadi del genocidio" e il cineasta la "Leni Reifenstahl" di oggi.