Spielberg, tutti i colori di una tragedia

Steven Spielberg si dice pronto a morire per Israele, oltre che per gli Stati Uniti. Ma non lo è a portare sullo schermo in Munich l'estrema durezza del libro di George Jonas, Vendetta, (Rizzoli), cui si ispira alla lettera, in certi momenti, in altri no. Munich infatti esclude Sharon - che invece c'era - dal sinedrio guidato da Golda Meir, che ordina la rappresaglia, non la vendetta, per il rapimento a opera di guerriglieri palestinesi e per la loro morte alle Olimpiadi del 1972. Il film attribuisce poi tutti gli omicidi degli sportivi ai palestinesi, mentre nove di loro furono uccisi dalla polizia tedesca per imperizia.
Munich poi tace che Avner (Eric Bana), capo del gruppo di sicari, era pronto a continuare il suo «lavoro» contro gli agenti segreti israeliani dell'ambasciata all'Onu, tanto che ne fotografò le loro case, le scuole dei figli e mandò loro le immagini per raccomandata (e per avvertimento). Perché? Perché il committente di Avner, il Mossad, gli aveva prima versato, poi sottratto i centomila dollari di stipendio per i due anni di assassinii, poi aveva cercato di farlo tornare in servizio... rapendogli la prole.
Infine Munich tace che la sicaria olandese (per conto di chi resta oscuro), che uccide uno dei sicari israeliani, era legata a una ragazza. Mostrare più sicari sopprimere una sicaria nuda è di per sé devastante per l'immagine dei primi, ma mostrare più ebrei uccidere una lesbica è andare oltre ogni buona creanza (hollywoodiana).
Munich mostra però anche quel che altri film non hanno mai mostrato: lo scontro fra bande mediorientali che insanguinò mezzo mondo, Italia inclusa, fra le guerra ebraica del 1967 e quella del 1973, assumendo forme diverse, ma non meno sanguinose, dopo, soprattutto dopo che l'Unione Sovietica aveva cessato d'esistere. Mostra altresì che non ci fu una vendetta, ma solo una rappresaglia contro i palestinesi: i bersagli erano per lo più innocenti della strage di Monaco. L'unica vendetta di Avner fu il libro contro i suoi ex camerati del Mossad, che l'avevano usato, logorato e derubato. Mostra infine non torti e ragioni, ma debolezze e forze, come nessun Private di nessun Costanzo jr. saprà mai fare.

MUNICH di Steven Spielberg (Usa, 2005), con Eric Bana, Daniel Craig. 140 minuti