«Spinellata» al centro sociale con il beneplacito del Comune

Una festa antiproibizionista alla «Torre». E il Campidoglio non fa nulla malgrado sia proprietario dell’immobile di via Bertero, assegnato ai no global nel 1997

Marcello Viaggio

Il Comune di Roma non alza un dito per vietare che in un locale pubblico, di sua proprietà, si faccia aperta propaganda dell’autoproduzione e consumo di sostanze vietate.
Teatro della vicenda il centro sociale «La Torre», sito in un pregevole locale in via Bertero, Talenti, V Municipio, di proprietà comunale, assegnato ai no global dal Campidoglio nel 1997. «Mandiamo in fumo la legge Fini con una spinellata di massa» si legge sulla promozione online dei leonkavallini della Torre. La manifestazione, dal titolo eloquente di «V Festa della Coltivazione», è stata adeguatamente promossa e propagandata attraverso internet. In programma una significativa «Cannabis Cup». Nessuno ha nascosto nulla, insomma. Nonostante la legge preveda precise responsabilità penali per iniziative del genere, però, il Campidoglio non ha trovato nulla da ridire. Né lo ha fatto per le quattro edizioni precedenti.
La festa si è svolta sabato 26 novembre. Una decina di giorni fa. La Torre, sala da tè, birreria, concerti, fa parte del quadrilatero rosso della sinistra antagonista, assieme al Brancaleone, alla Maggiolina e a Podere Rosa, tutti in un fazzoletto di strade. Sul volantino promosso su internet si legge: «V Festa della Coltivazione. Per un consumo critico e consapevole: nessun proibizionismo, nessuna dipendenza!». A seguire l’invito: «Partecipate alla Cannabis Cup». Quindi un elenco delle attività del centro sociale. Fra queste il progetto denominato «antipro». Antiproibizionismo. «Un mare di studi che testimoniano quanto le politiche proibizioniste del governo siano ridicole e inefficaci - si legge -. Quintali di marijuana che testimoniano l’aumento dei coltivatori diretti. Ore e ore di lavoro per dare impulso a un progetto che renda conto della realtà droghe, dalla caffeina all’eroina, ma soprattutto della cannabis. La Torre si oppone a qualunque tipo di repressione della libertà individuale».
«Il proibizionismo chiude le porte al legittimo esistere di una pianta» è scritto più avanti: «La proposta di legge Fini-Mantovano, che tenta di restaurare il clima di oscurantismo che vuole le droghe tutte dannose, è simbolo della perversa ideologia di chi si arroga il diritto di giudicare cosa è sbagliato e cosa non lo è, invocando la salvezza di migliaia di vite. Ma esiste una storia dietro a ogni tiro dello spinello che fumiamo. Rivendichiamo l’autoproduzione affinché ciascuno possa autodeterminarsi». Non proibizionismo, ma «autoproduzione e liberazione» l’appello finale.
Nel centro sociale, che vanta un ampio spazio verde, spicca il progetto Coltivatorre. Qualcosa di pratico, con coltivazione autogestita. Che cosa produce l’orto degli antagonisti? Fagiolini alla Zapatero? Ruchetta di Don Vitaliano? Mistero. Nero su bianco, invece, il rapporto del Campidoglio con la Torre. A maggio 1997 la consegna dei locali. Per un anno non succede niente. Poi ai no global arriva una lettera: «Il Comune richiedeva il pagamento di un canone di affitto - raccontano gli squatter sul sito -. La nostra risposta è stata pronta: abbiamo fatto presente che non avremmo pagato nessun canone». Eppure si trattava di un pregevole villino a Talenti, due piani, camino, stalla, orto. Nel ’99, al contrario, il Comune mette la mano in tasca. E sborsa, delibera di giunta n. 1938, la somma di 224.658,75 euro per lavori di manutenzione straordinaria dei centri sociali Corto Circuito, caposaldo dei Disobbedienti, e, appunto, la Torre. Il Comune non incassa un centesimo, ma quando si tratta di pagare non se lo fa dire due volte. Salvo chiudere gli occhi se gli inquilini festeggiano la Cannabis Cup. Strano padrone di casa.