Spinelli e coca: consumi record Ma Ferrero vuole meno divieti

Relazione in Parlamento: un italiano su tre ha fumato una canna e molti ritengono le droghe non dannose. Il ministro: «Cambieremo la legge»

da Roma

Calano i prezzi, aumentano i consumi. Soprattutto di cocaina e di cannabis. Le droghe, commenta il ministro della Solidarietà Sociale, Paolo Ferrero, sono oramai «alla portata di tutte le tasche». Non sono inaspettate ma restano comunque pessime le notizie che arrivano dalla Relazione annuale al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia. Lo aveva già anticipato il ministro dell’Interno, Giuliano Amato, ed ora lo conferma anche Ferrero: nel nostro Paese ci si droga di più. L’uso degli stupefacenti è però diventato un fenomeno molto più complesso rispetto a venti o trenta anni fa ed assume profili diversi a seconda della classe sociale o della fascia d’età del consumatore. Ad esempio la Lombardia, regione «ricca» è in testa per il consumo di cocaina (4,7%) mentre il Lazio guadagna il primo posto per l’uso di cannabis (10,6%).
Un italiano su tre nell’ultimo anno ha fumato uno spinello: nel 2001 erano il 22%, nel 2005 sono saliti al 32. In questo stesso periodo aumentano le persone che fanno uso di sostanze illegali passate dal 14 al 17 per cento della popolazione. E nel 2006 hanno iniziato a fare uso di stupefacenti 30mila persone in più per quanto riguarda gli oppiacei mentre 9.500 sono stati iniziati alla cocaina. Mentre il consumo di eroina resta stabile, quello di cocaina registra un costante aumento più accentuato dal 2003 al 2005. Comunque la sostanza stupefacente più «gettonata» si conferma la cannabis, e non solo tra i ragazzi. Il che è facilmente spiegabile con il fatto che nel corso degli ultimi anni quasi cinque milioni di italiani hanno cambiato il proprio giudizio nei confronti della pericolosità dell’uso di cannabis. Se nel 2001 il 71% degli uomini e l’80 delle donne esprimeva una forte disapprovazione, nel 2005 invece queste percentuali sono scese al 64 e al 68. Oltre ai danni per la salute, il costo sociale del consumo di droghe illegali è stimato, per il 2006, in 10 miliardi e mezzo di euro, pari allo 0,7% del Pil e all’1,2% della spesa delle famiglie italiane.
Il ministro Ferrero ovviamente punta il dito contro la legge varata dal governo Berlusconi. «Sulle tossicodipendenze il tempo della pazienza è finito: ci vuole una nuova legge che abolisca l’assurda Fini-Giovanardi», dice il ministro e promette che prima dell’estate il governo riuscirà a mettere a punto un disegno di riforma. Lo stesso Ferrero osserva che la percezione del rischio rispetto alle droghe è cambiata e che in molti non ne avvertono la pericolosità. Certamente ad una simile percezione non ha contribuito il messaggio mandato dalla sinistra sin da quando era all’opposizione, da sempre contro uno dei principi base della Fini-Giovanardi ovvero la cancellazione della distinzione tra droghe cosiddette leggere e pesanti. Una distinzione che la coalizione di centrosinistra una volta al governo ha voluto subito ripristinare. Tra le prime iniziative prese dal ministro della Salute, Livia Turco, infatti ci fu quella di innalzare al soglia minima di punibilità per il possesso di cannabis. Iniziativa tra l’altro bloccata dal Tar. Ma lo stesso ministro Ferrero fin dall’inizio del suo mandato aveva riportato il dibattito sull’uso delle droghe agli anni ’70 rispolverando addirittura la proposta, fallita vent’anni fa, delle stanze del buco.
La maggioranza di governo vuole usare questi dati per affondare la Fini-Giovanardi ma il centrodestra promette le barricate.