«Spinelli tra quei banchi? Impensabile ai miei tempi»

Il Virgilio, come ogni liceo «storico» che si rispetti, conta molti ex alunni eccellenti. In queste aule hanno studiato Bernardo Bertolucci, Francesco De Gregori, il sindaco di Napoli Rosa Russo Jervolino. E tra i nomi celebri c’è anche quello del direttore di Rai International Piero Badaloni, sui banchi del «Virgilio» all’inizio degli anni ’60. All’epoca non si fumava hashish in cortile, e anche la contestazione del ’68 era di là da venire.
Cosa ricorda di quell’esperienza?
«Su tutto la figura carismatica di un preside che forse sarebbe difficile trovare oggi. Era capace di mettere insieme a costo quasi zero viaggi mitici, permettendo a me e ai miei compagni, in un’età in cui si pensa ad altro, di conoscere e amare realtà come l’Egitto e l’antica Grecia, o la ricchezza archeologica della Sicilia. Ma i momenti di aggregazione erano diversi. Ci si ritrovava nel cortile per sfidarci a partite di pallacanestro, non per fumare. Ed è per questi ricordi che sento ancora un forte legame con quella scuola».
Non c’erano insomma viziati o viziosi?
«No, direi proprio di no. Semmai eravamo attenti a convogliare le energie extra-studio per corteggiare le compagne di classe. E lo facevamo bene, considerato che io ne ho sposata una...».
In fondo il ’68 sarebbe arrivato solo qualche anno più tardi.
«Sì, infatti, io ho preso la maturità nel 1964. Non c’erano troppe stranezze in classe o a scuola. Gli anni della contestazione li ho vissuti all’università, nella facoltà di Giurisprudenza. Lì sì che mi ricordo molte stravaganze, come la presenza dei nazimaoisti. E gli scontri, Valle Giulia, me li ricordo bene. Ma personalmente, essendo di estrazione scoutistica, le mie energie sia a scuola che poi all’università erano di solito impegnate nelle comunità di base, quelle che poi finirono per marchiarci come “cattocomunisti”. Insomma, preferivo fare volontariato a Firenze per l’alluvione, o in Polesine».
Meno contestazione e più azione?
«Sì, al Virgilio e alla Sapienza ho sempre prediletto l’impegno personale, per dedicarmi più ai fatti che alle parole. E per imparare a rimboccarsi le maniche».
Ai suoi tempi si sarebbe immaginato un blitz dei carabinieri al liceo?
«No, direi di no. Ma è lo spirito del tempo e della legislazione sugli stupefacenti. Da giornalista annuso l’aria, e la cosa non mi stupisce. Ho dedicato una puntata di Italia World a questo tema: a Treviso poco tempo fa un’operazione della polizia chiamata “zero in condotta” ha portato alla denuncia per consumo e spaccio di 40 ragazzi dei cinque licei trevigiani tra 16 e 19 anni. Certo, è... come dire... quantomeno singolare che degli studenti fumino spinelli nel cortile del proprio liceo».
Cosa hanno di diverso i liceali del 2008 da quelli del 1964?
«Temo che i ragazzi oggi, come ha commentato anche il questore di Treviso a proposito di quell’episodio, non abbiano il senso della legalità. Fanno poca differenza tra lecito e illecito. Un problema generazione, frutto anche di una tv che propone modelli non esattamente impeccabili».