Spinello a minorenne: 2 anni di carcere

L’adolescente si è sentito male dopo aver usato la droga

Diego Pistacchi

da Genova

Il pm, l’accusatore, chiede un buffetto o poco più. Quattro mesi con la condizionale, così, per ricordargli che la droga ai ragazzini non si deve dare. Il giudice no, va giù duro. Lo spinello è una droga, fino a legge contraria. Quindi chi offre del «fumo» a un giovanissimo, va condannato come spacciatore. E visto che a farsi la canna è un quattordicenne, il fatto è ancora più grave. Quattro mesi non bastano, meglio prendere la calcolatrice e moltiplicare la pena per sette. Fanno due anni e tre mesi, ad essere precisi. La legge concede all’imputato già il beneficio della condizionale, per il resto il giudice Franco Davini non vuole che un fatto così grave venga trattato con superficialità. Soprattutto che uno spinello possa essere considerato un’attenuante.
La sentenza fa ammutolire l’aula del palazzo di giustizia di Chiavari. Alla sbarra c’è un giovane, diciannove anni appena compiuti, che ha fatto fumare hashish a un ragazzino di quattordici. La storia risale a due anni fa. Non doveva neppure essere nota, almeno nelle intenzioni dell’imputato, che aveva fumato insieme all’adolescente di nascosto da tutti. Invece quel «tiro» proibito ha fatto quello che tutti gli antiproibizionisti negano con assoluta certezza: ha fatto star male il quattordicenne, per di più cardiopatico. Inevitabile il ricovero, inevitabili le domande dei medici e gli accertamenti: il malore era stato provocato dall’hashish. Di più. Quella era la prima volta che il ragazzino fumava qualcosa di proibito, il suo organismo era ancor più indifeso. Alla fine aveva ammesso di aver provato una canna, e aveva spiegato come era andata.
Per il dicannovenne l’accusa di cessione di sostanza stupefacente arriva come inevitabile conseguenza. Due anni di udienze e testimonianze. Il problema di fondo non è neppure tanto la prova che quella fumata proibita ci sia stata, quanto piuttosto il grado di responsabilità dell’imputato. Anche il pm è convinto della sua colpevolezza, ma non ritiene sia stata una cosa tanto grave da calcare la mano. Sfoglia i codici e chiede quattro mesi, con la condizionale visto che alla sbarra c’è finito un incensurato. L’avvocato difensore, Giorgio Pernigotti, pensa già al modo di far cancellare eventualmente anche questo piccolo neo dalla fedina penale del suo cliente. Invece arriva il giudice Franco Davini che emette una sentenza dura, esemplare nel senso più letterale del termine. Vuol ribadire cioè che la cessione di droga, e lo spinello è droga, è ancor più grave se il consumatore è un minorenne. Non solo. Per il ragazzino, quello spinello era la prima volta in assoluto. Per la prima volta cioè veniva invitato a fare uso di droga, a sfatare il tabù. Per il magistrato questo non è una cessione di stupefacente qualsiasi. È induzione di minore all’uso di droga. Il «buffetto» del pm non può bastare.
I due anni e tre mesi però scatenano la reazione della difesa. L’avvocato Pernigotti non accetta soprattutto l’idea che il giudice abbia già deciso anche la motivazione della pena nel momento stesso in cui ha emesso la sentenza. «Il giudice parla con la motivazione della sentenza. Prima di depositare la motivazione - fa notare il legale - non può parlare e mi risulta che la motivazione non sia stata ancora depositata». Ma tutto il processo sta proprio in quella motivazione. Se il processo c’è stato è forse perché c’è stato un adolescente cardiopatico, indotto per la prima volta a usare droga, colpito da malore.