Spinetta blinda il piano: "Nessuna trattativa, non ci sono i margini"

Per il numero uno dei francesi il termine del 31 non sarà prorogato. Essenziali sia l’ok dei sindacati, sia quello del nuovo governo

da Roma

Tutto deve essere deciso con l’accordo dei dipendenti, ma il piano non è emendabile. Alitalia non vuole sfilarsi, ma se i sindacati dovessero puntare i piedi diventa tutto «molto difficile». Non è un ultimatum. Ma il termine del 31 marzo, non verrà prorogato. Il presidente di Air France Jean-Cyril Spinetta ha convocato a sorpresa una conferenza stampa, scontento per quello che ha letto sui giornali sul suo incontro con le organizzazioni dei lavoratori. «Le mie parole sono state deformate».
Un’ora con i giornalisti, dopo un incontro con il governo a Palazzo Chigi, per chiarire, precisare le cifre. E, soprattutto, per ribadire che il via libera del governo Prodi non basta. È necessario il consenso «anche di quello futuro». Un problema che si porrà più avanti, a metà maggio.
Per il momento la priorità è ottenere il sì dei dipendenti. «Se questo supporto non ci fosse - ha spiegato - sarebbe molto difficile per noi impegnarsi in un’azione difficilissima». Confermato, quindi, l’ultimatum ai sindacati, che sono stati convocati oggi alle nove alla Magliana. Subito dopo il tavolo si terrà il consiglio di amministrazione di Alitalia.
Una prima reazione Spinetta già l’ha ottenuta, con una lettera firmata dai leader di Cgil e Cisl, Guglielmo Epifani e Raffaele Bonanni, (quindi non da Angeletti, ma solo perché era in viaggio) nella quale si chiede a Prodi un incontro «urgentissimo» perché «è improponibile l’alternativa che viene prospettata tra un accordo capestro e il fallimento di Alitalia». Nella missiva, firmata anche dal sindacato della sinistra, si chiede di fatto un rinvio perché «possa esprimersi anche il nuovo governo».
Ultimo disperato tentativo sindacale, ispirato da quanto ha detto Spinetta sui contenuti del piano. «Non siamo in presenza di un negoziato classico e quindi i margini per una trattativa sono inesistenti o piccolissimi». D’altro canto, ha aggiunto, «è inimmaginabile che non ci sia l’accordo», visto «lo stato in cui si trova» Alitalia. Una condizione, ha rivelato con un po’ di perfidia, che «preoccupa molto i dipendenti di Air France», allarmati dall’operazione più di quelli italiani.
E non ci sarà nessun rinvio. I sindacati devono decidere entro il 31 marzo. La data è stata fissata dal numero uno di Alitalia, Maurizio Prato, ma anche Spinetta considera 12 giorni un tempo «sufficiente».
Poi ci sono le cifre del piano, diverse da quelle lette nelle dichiarazioni dei sindacalisti. Sugli esuberi, innanzitutto: complessivamente tra Az Fly e Az Servizi saranno 2.100. E se si considera che per l’aeroporto di Fiumicino sono previste assunzioni, il saldo porta i posti persi sotto quota 2.000. Per chi rimarrà fuori ci sarà un «piano sociale esemplare», mentre per chi resterà si apre la porta a retribuzioni più pesanti.
E la chiusura del «cargo», che ha portato anche i piloti, storici alleati di Parigi, ad opporsi al piano? Cambiamento dovuto alle perdite del trasporto merci: «71 milioni su un fatturato di 223 milioni. Impossibile tenerlo in vita». Toni più concilianti su Az servizi. I contratti con Alitalia Fly, saranno confermati per otto anni. Una richiesta dei sindacati accolta, quindi.
Nessuna concessione nemmeno su Malpensa. L’unica moratoria che Spinetta è disposto ad accettare è quella di due anni per il cargo (riduzione di tre aerei in vista della chiusura nel 2010). Per il resto, quella dello scalo lombardo è materia delicata e Spinetta dice di non volersene occupare in periodo elettorale. Ma poi si lascia andare: Alitalia deve concentrarsi su Roma «semplicemente perché il grosso delle perdite è generato da Malpensa». Non sembra preoccupare Sea, il cui ricorso rappresenta un «rischio minimo». La società degli scali milanesi ha detto di essere disposta a una soluzione stragiudiziale, e ha convocato per oggi un consiglio di amministrazione urgente.