Una spinta e cade: muore battendo la testa

Seduto in un ufficio della questura, l’operaio di 27 anni piange e si dispera: «Non volevo ucciderlo. Anzi non volevo nemmeno colpirlo, mi ha tirato uno schiaffo e istintivamente l’ho spinto via ed è caduto». Una caduta dagli esiti fatali. Vincenzo Moccia batte violentemente la testa, rimane privo di sensi a terra, viene soccorso, portato in ospedale dove cessa di vivere un’ora e mezza dopo. E adesso tra chi lo piange anche il suo «assassino». «Credetemi, non volevo» singhiozza da ore davanti agli agenti.
Il dramma al termine di un bisticcio, neppure tra i più violenti tra i tanti, tantissimi, che punteggiano, puntuali, le notti delle discoteche milanesi nel fine settimana. Siamo al «The Beach» (La Spiaggia) estrema periferia ovest. Un locale molto frequentato soprattutto d’estate sia perché ha un ampio giardino estivo, sia per il comodo parcheggio che consente ai clienti di arrivare anche da lontano con macchina. Come Moccia, 29 anni, originario di San Giuseppe Vesuviano, maresciallo della Guardia di Finanza in servizio a Modena, arrivato a Milano insieme a tre colleghi. I quattro girano, in cerca di ragazze vista l’età, quindi si dividono, si incontrano e si perdono più volte. Verso le 4 il sottufficiale incappa in un operaio milanese di 27 anni, incensurato, seduto al bar con altri cinque amici. Cosa accada di precisione non è ancora chiaro, al momento c’è solo la dichiarazione del giovane: «Mi ha insultato gratuitamente, io ho replicato, lui mi ha tirato uno schiaffo a cui ho reagito mettendogli le mani in faccia e spingendolo indietro».
Moccia cade e batte la testa. La barista chiama gli addetti alla sicurezza che allontanano l’operaio e i suoi amici e cercano di rialzare il finanziere. Ma subito si accorgono della gravità delle sue condizioni e chiamano il 118. I soccorritori praticano le prime terapie rianimative quindi lo trasferiscono alla clinica Città Studi dove cessa di vivere attorno alle 5.30. E l’accompagnamento in questura dell’operaio si trasforma in arresto per omicidio preterintenzionale. La polizia sta ora cercando di sentire tutti i presenti per ricostruire con maggior fedeltà la vicenda. Una prima parzialissima conferma delle dichiarazioni dell’omicida arriva dalla ricognizione esterna del corpo dello sfortunato maresciallo: nessun ematoma sul volto, tipico di uno o più colpi violenti sferrati al volto, ma piuttosto un piccolo segno compatibile con la pressione delle dita sul volto.
Parallelamente all’interrogatorio dei testimoni sono iniziati gli esami tossicologici per capire se Moccia e il suo assassino abbiano assunto droghe o alcolici. Spetterà poi all’autopsia individuare le cause della morte del ragazzo, in modo di definire il capo d’imputazione che per il momento resta omicidio preterintenzionale, cioè oltre le intenzioni». La questura per il momento non ha voluto diramare l’identità del fermato, limitandosi a precisare come sia privo di qualsiasi precedente. Vincenzo Moccia invece, fresco di corso all’Aquila, da marzo era in servizio al nucleo di polizia giudiziaria di Modena e si occupava di riciclaggio. «Tutti i suoi colleghi, nonostante la sua giovane età e nonostante fosse qui da pochi mesi, ricordano come si fosse subito messo in luce per il suo spirito di servizio» lo ricorda ora il comandante provinciale di Modena colonnello Michele Pallini.