La spinta liberista per far ripartire il sistema Paese

Alfredo Biondi*

Le riforme sono necessarie se non si vuole una fatale degenerazione sociale ed economica dell'Italia.
È necessario che le spese per la burocrazia dello Stato, degli enti pubblici vengano ridotte e sostituite con gli investimenti per la ricerca, per la tecnologia, per le infrastrutture, la formazione professionale.
Se non si opererà in questa direzione la macchina produttiva dello Stato si arresterà dopo una fase di accentuata regressione. Qualche pessimista, nazionale ed estero come l’Economist profetizza per l'Italia una crisi, non dissimile da quella che colpì l'Argentina.
Il governo ha fatto in questi cinque anni delle buone leggi perché le leggi non bastano senza una ripresa di carattere culturale che coinvolga l'intero sistema economico-sociale che superi le tendenze palesi o occulte di carattere dirigistico e centraliste che sono nel Dna di molti, anzi di troppi politici o presunti tali che arbitrano ancora nei vari comparti economici e produttivi.
La riforma federale anche in materia fiscale può coniugare la libertà alla responsabilità e di conseguenza alla competitività.
Già, la competitività è la condizione che è al fondamento di una società che vuole crescere e non deperire proprio per la mancanza di competitività che poi si sostanzia nella capacità di produrre ricchezza. Perché non si può equamente ridistribuire se non ciò che è stato prodotto e che consenta di coniugare l'economia alle garanzie sociali. Senza recuperare competitività è fatale che diverremo ogni giorno sempre più poveri, mentre c'è la tendenza a vivere al di sopra delle proprie possibilità. Una illusione che precede la immancabile delusione dopo la consumazione delle riserve di ricchezza e di risparmi accumulati dai babbi e dai nonni che, pensando al futuro, avevano con immensi sacrifici accumulato in anni e anni di lavoro e anche di rinunce.
Cose inimmaginabili in un’epoca in cui si vendono a rate anche le vacanze alle Maldive!
Tutto questo senza un'inversione di tendenza può mettere a rischio livelli occupazionali, pensioni, e perciò la qualità della vita. La soluzione sta nella prosecuzione delle spinte innovative e modernizzate poste in essere dal governo Berlusconi e che hanno trovato attuazione se pur non completa, per le difficoltà derivanti da una congiuntura economica europea senza precedenti verificatasi in questo quinquennio.
Il venir meno, con l'arrivo dell'euro, della prassi (viziosa) delle svalutazioni competitive che avevano drogato il sistema non ha impedito al governo di fare passi avanti sul terreno della previdenza, dell'occupazione, delle grandi opere continuate.
Un'azione positiva che dovrà essere proseguita e incentivata dal centrodestra, in chiave di concretezza non seguendo le fumisterie programmatiche di quel centrosinistra che propone più (troppo) Stato, più (troppo) assistenzialismo.
Perché gli statalisti di centrosinistra i problemi, durante il loro governo, non solo non li hanno risolti ma li hanno aggravati. Occorrerà perciò una più forte iniziativa liberista e liberalizzatrice aumentando le libertà economiche e la competitività del sistema. Queste due esigenze devono essere congiunte, attuate e non solo declamate.
*Vicepresidente della Camera dei Deputati