Spinta sotto il metrò da un folle: la salva un tranviere

Attimi di terrore nella stazione di Porta Romana: un giovane afferra la studentessa per i capelli ma viene fermato sulla banchina

Trascinata per i capelli fino ai binari della metropolitana e salvata in extremis dall’agente di stazione che, avendo notato un certo movimento in banchina, era arrivato di corsa. Niente di grave per la vittima, mentre l’aggressore, un giovane con problemi psichici è stato prima fermato dalla polizia e poi affidato ai familiari.
Sono circa le 18.20 alla fermata Porta Romana della linea gialla della metropolitana. Nicola D. F., 50 anni, sta osservando il pannello di controllo, quando una telecamera gli rimanda una scena piuttosto movimentata. Sulla banchina tre giovani, due ragazze e un ragazzo, stanno discutendo animatamente. A un certo punto il ragazzo prende una delle due per i capelli e inizia a trascinarla verso i binari. L’uomo si precipita giù facendo i gradini due alla volta e arriva giusto in tempo per salvare la ragazza, strappandola dalla mani del giovane proprio mentre sta arrivando il treno.
Si aprono le porte e l’aggressore tranquillamente si infila nella carrozza. Nicola D. F. avverte il capo treno, Stefano P., 45 anni, chiedendogli di ritardare la partenza. Nel frattempo chiama la polizia che si informa sulle condizioni dell’aggressore e consiglia il dipendente Atm di assecondarlo e lasciarlo salire sulla metropolitana. Ovviamente anche di seguirlo, che l’avrebbero preso poi loro in consegna alla fermata Duomo. Tutto va liscio come l’olio: il ragazzo sale, con l’agente di stazione alle costole, il convoglio riprende la sua corsa e dopo tre fermate arriva in Duomo. Qui il ragazzo trova un paio di agenti che lo fermano, per altro senza alcuna resistenza da parte sua.
Il giovane viene portato al posto di polizia e identificato: si tratta di R. E., 22 anni, studente universitario residente in città. Confessa candidamente di avere problemi psichici che lo portano saltuariamente a crisi di aggressività, di cui però poi non ricorda più nulla. La polmetro rintraccia la famiglia, tutto viene confermato punto per punto e di lì a poco arriva in stazione il nonno del giovane che se lo prende amorevolmente in consegna.
E le due ragazze? Nel parapiglia generale nessuno si era più occupato di loro, anche perché il problema più urgente era bloccare il giovanotto per evitare potesse fare del male ad altri passeggeri o anche a se stesso. E inoltre, a parte qualche strattone, non sembrava che avessero riportato altri danni. A parte il grosso spavento naturalmente. Difatti le ragazze, dopo essersi riprese dallo choc, si sono presentate qualche minuto dopo all’agente di stazione della fermata di Porta Genova, non si sa se raggiunta a piedi o con i mezzi pubblici. All’operatore hanno denunciato l’accaduto ma, nonostante l’invito del personale Atm, hanno rifiutato di farsi assistere da un medico. Di loro si sa solo che sono studentesse e che, come l’aggressore, hanno circa vent’anni.