La spinta di uno zingarello fatale alla «signorina Giulia»

Per tutti era «la signorina Giulia». E tale resterà, si può esserne certi, per quanti hanno avuto il piacere di conoscerla e frequentarla. Aveva toccato gagliardamente gli 88 anni, Giulia Puppin, genovese di origine veneta. Una vita serena, ben vissuta, in simbiosi perfetta col prossimo ma, in particolare, con quell’Istituto Maria Ausiliatrice di corso Sardegna dov’era entrata bambina, come alunna, e dove si era fermata a insegnare e, infine, a interpretare una figura speciale di custode, assistente, consigliera, e chissà quant’altro ancora di utile alla causa. Più di settant’anni nello stesso posto, che per lei era il mondo intero e dove entrava e da dove usciva per incontrare il mondo intero, e riceverne amicizia, stima, considerazione, solidarietà. Gli stessi doni che lei donava agli altri. Fino all’11 dicembre scorso, quando un ragazzino, pare uno zingarello, ha approfittato del via vai di genitori e bambini all’ingresso per tentare di intrufolarsi, chissà perché, nell’istituto. E lei, vigile come sempre, l’ha fermato per chiedergli conto: «Ma che fai? Dove vuoi andare?». Per tutta risposta ha ricevuto uno spintone, poi un altro. Giulia per un po’ ha resistito, ha tenuto fermo il portone, poi ha dovuto cedere. È caduta rovinosamente. S’è rotta il femore. All’ospedale l’hanno operata, e lei - fisico integro - in un primo tempo è sembrata riprendersi. Anche se si dev’essere rotto qualcos’altro, «dentro». Il femore l’hanno saldato, la ferita si è rimarginata quasi subito, e la signorina Giulia ha fatto progressi, s’è rimessa a camminare, anche se a piccoli passi. L’aspettavano presto, le sorelle, le «sue» sorelle dell’Istituto Maria Ausiliatrice. Ieri, improvvisamente il suo cuore s’è fermato. Il cuore, già. Forse era lì la ferita che non poteva rimarginarsi. Ricorda la Madre Superiora: «Giulia era, vorrei ancora dire “è“, una persona dolcissima. Ne serbiamo un ricordo molto forte. Una di famiglia, che rimarrà per sempre qui in mezzo a noi».