Spintarella sì o no? Anche Napoleone era raccomandato...

Egregio Sallusti, secondo lei, la raccomandazione è una piaga? Esiste non solo in questi tempi, anzi probabilmente è praticata dalla nascita dell'umanità e lo sarà finché il sole risplenderà sulle miserie umane. Ma forse non è il caso di drammatizzare troppo. Chi per le sue scarse conoscenze viene tagliato fuori ha motivo di dolersene, ma molti altri restano indifferenti. E poi, non sempre la raccomandazione è sinonimo di corruzione. Prendiamo il caso del conte di Marbeuf il quale, conoscendo il giovinetto Napoleone Bonaparte, trovò il modo di farlo entrare nella Reale Scuola Militare di Brienne. Non mi pare che la persona raccomandata demeritasse, tanto che dimostrò in seguito le proprie capacità. I maligni hanno avanzato il sospetto di una tresca di Marbeuf con Letizia Ramolino ma gli storici seri lo escludono. Non è un reato dare una mano a chi promette bene.

Francesco Perfetti

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Caro Francesco, penso che la raccomandazione non sia una piaga. Al massimo - e in diversi casi è purtroppo così - la piaga è il raccomandato, ancora più spesso il raccomandante. Lo strumento, in sé, può essere una buona forma di selezione del personale. Alcuni dei migliori giornalisti che ho assunto in carriera mi sono stati segnalati da colleghi amici, del cui giudizio ovviamente mi fidavo. Io stesso misi piede per la prima volta in un giornale solo perché il caporedattore era stato in gioventù amico di mio padre. Quello che inquina il mercato del lavoro non sono le porte di ingresso ma la mancanza di uscite di emergenza dalle quali evacuare velocemente fannulloni e incapaci, raccomandati o no che siano stati. E per quello che vale la mia esperienza, nelle aziende private, alla lunga fanno carriera solo i bravi. A volte, come è capitato a Napoleone, anche nel pubblico impiego: imperatori non si nasce, si diventa.