Uno spiraglio, migliorate le condizioni del bimbo

«L’inchiesta esce dall’ambito del dolo e rimane la colpa. Dunque non c’è alcun giallo in questa vicenda». Lo ha confermato il procuratore capo Francesco Lalla in merito alle indagini sul ragazzino di dodici anni che l’altra sera si è sparato alla testa mentre, solo in casa, maneggiava una vecchia pistola del padre. Il procuratore capo ha rivelato che sono le prime conclusioni a lui anticipate dal pm Patrizia Petruzziello, titolare delle indagini, svolte dai carabinieri del comando provinciale. Il pm ieri ha iscritto sul registro degli indagati i due genitori con l’ ipotesi di reato di lesioni gravi colpose e inadeguata custodia di armi da fuoco. Al vaglio dell’accusa c’era anche il reato di abbandono di minore, ma sembra sia già stato accantonato. «È stato un incidente domestico con un epilogo gravissimo avvenuto in una famiglia normale», ripetono anche i legali della famiglia, gli avvocati Stefano e Fabio Boero, che hanno seguito il lungo sopralluogo nell’abitazione effettuato ieri dal pm. «Quando i verbali verranno fuori, tutto sarà chiaro e comunque le esigenze dell’indagine sono già state soddisfatte», hanno precisato aggiungendo che «le armi erano denunciate regolarmente ed erano assolutamente sotto chiave, ma i bambini a volte hanno un’inventiva imprevedibile». «Il padre esclude categoricamente che l’arma fosse carica - dice Stefano Boero - e non è affatto vero che abbia mai mostrato ai figli come si usa una pistola. Lui stesso quell’arma non la maneggiava mai». L’arma è una pistola che risale alla guerra e si tratta di un cimelio appartenuto al bisnonno paterno del bimbo. Resta il giallo del proiettile: «Non se ne capisce la provenienza: il padre è sicuro di avere lasciato l’arma sotto chiave e senza proiettile in canna - dice l’avvocato Fabio Boero - di più... il papà dice di non sapere nemmeno di avere avuto in casa proiettili per quell’arma, lui è un cacciatore avvezzo ai fucili, nulla di più». «Ciò non toglie - ha aggiunto Stefano Boero - che ci potranno essere delle conseguenze per l’inosservanza dei doveri di vigilanza». Secondo il legale, attorno a questa vicenda la stampa ha costruito un quadro che non corrisponde alla verità: «sono state scritte cose che vanno oltre». In particolare, a suo avviso, «certe condotte della madre (l’aver pulito il luogo della tragedia e spostato la pistola) in cui si è voluto vedere un mistero, sono condotte irrazionali ed illogiche che, comunque, in un contesto non normale possono succedere».
«Non sono riuscito ancora a parlare con la mia assistita - ha affermato il legale -. Non si è più mossa dal capezzale del figlio e non è ancora mai riuscita a dormire». Secondo i sanitari, ha precisato, bisognerà aspettare una settimana prima di poter sciogliere la prognosi sulle condizioni del bambino, che comunque sono leggermente migliorate. «Una tac - ha spiegato l’avvocato - ha evidenziato un ventricolo che inizialmente non si vedeva per cui la prognosi ora è di una settimana, mentre martedì era di solo 24 ore». «Il padre - ha concluso - è un uomo distrutto che cerca di tirare fuori le energie che neppure ha per far fronte ai doveri verso la restante parte della sua famiglia e in prima battuta il figlio piccolo». In merito all’arma, gli avvocati spiegano che «si tratta di una vecchia pistola regolamente denunciata e tenuta sotto chiave come dice la legge. Purtroppo il bambino l’ha presa». L’abitazione, dopo il sopralluogo, è stata rimessa nella disponibilità della famiglia. Circa l’ ipotesi di un tentativo di suicidio, ventilata in un primo tempo, ora scartata dagli inquirenti, l’avvocato racconta che il bambino alle scuole elementari aveva subito atti di bullismo da parte dei compagni in quanto è leggermente dislessico. Dovette perciò anche cambiare istituto. «Ora però - sottolinea il legale - il ragazzo frequenta le medie e non ha più problemi». Il colonnello dei carabinieri MarcoLorenzoni resta fermo nella prima ipotesi dell’altroieri quando ha dichiarato che «l’unico fatto che sembra essere stato subito appurato è che il bambino ha fatto tutto da solo». I genitori e il fratellino minore del bimbo ferito sono stati sottoposti alla prova dello stub, che stabilisce se la mano ha impugnato l’arma che ha sparato: si tratta di una normale prassi. Resta l’amarezza della famiglia per la maniera con la quale alcuni giornali hanno trattato la vicenda lasciando trasparire che la mamma abbia voluto nascondere qualcosa. Ieri l’Ordine Ligure dei Giornalisti ha deliberato l’apertura di procedimenti disciplinari nei confronti di quei colleghi che hanno violato il codice deontologico determinando un’identificazione certa del minore.