Uno spiraglio nel giallo di via Volturno

Pestata a sangue e terrorizzata da una finta cintura esplosiva per «punire» il suo impegno a favore delle vittime di mobbing, stupro e stalking. Si dissolve lentamente la nebbia che avvolge il caso di Silvana Sisti, la quarantenne torinese che mercoledì è stata trovata legata e incappucciata in una camera del bed and breakfast Aelius, in via Volturno.
Gli investigatori della squadra mobile, che si occupano del caso, ieri hanno interrogato le persone vicine alla sindacalista della Confenal per capire chi abbia voluto farle tanto male.
«La ragazza che fa le pulizie, prima delle 10 ha sentito dei lamenti nella stanza e mi ha chiamata, dicendo che la signora si sentiva male - racconta la proprietaria della pensione -. Sono traumatizzata. Quando ho aperto la porta l’ho trovata su un lato, con i polsi legati alla gamba del letto e incappucciata con la federa. Immediatamente ho avvertito il 118 e le sono stata accanto, ma non ha parlato. Emetteva solamente dei lamenti».
Con la polizia, invece, Silvana si è aperta. Ha raccontato di essere stata più volte minacciata per motivi legati al suo lavoro. Giovedì, invece, sarebbe stata narcotizzata e picchiata da un uomo e una donna con accento calabrese o siciliano e ora si trova ricoverata all’Umberto I. «Non è vero che risiedeva a Roma - spiega Leila Falzone, segretario generale della Confenal, il sindacato presso cui la vittima ricopre l’incarico di segretario confederale -. Veniva nella capitale da Torino per 2 o 3 giorni alla settimana, per motivi istituzionali e non ha precedenti penali. È vero il contrario, ha sempre svolto un lavoro di denuncia». Negli ultimi tre mesi Silvana aveva ricevuto pesanti minacce «anche di morte». «Al suo indirizzo di posta elettronica - continua la Falzone - qualcuno le ha inviato mail di avvertimento». Al sindacato sono certi che la quarantenne, dal carattere battagliero, abbia «pestato i piedi» a qualcuno potente. Con il sindacato era stata promotrice di un esposto per presunte tangenti sulla gestione dei cimiteri di Pescara, dal quale scaturì un’inchiesta che vide coinvolto l’ex sindaco Luciano D’Alfonso. A breve, poi, dovrà comparire in un processo per violenza sessuale, come teste contro Adamo Bonazzi, segretario generale dell’Usae. L’inchiesta partì dalla denuncia di una dipendente dell’Usae e le accuse vennero confermate dalla Sisti. «Le accuse nei miei confronti sono false - commenta Bonazzi -. Il processo è cominciato a febbraio e sono sicuro che si concluderà con la condanna di queste due presunte testimoni per calunnia».
Per questa vicenda la sindacalista aveva ricevuto una lettera minatoria, senza timbri, probabilmente recapitata a mano nella sede capitolina della Confenal. Le intimidazioni, però, due giorni fa si sono fatte più pesanti. Ma i colleghi sono convinti che i due personaggi indicati da Silvana come i responsabili dell’aggressione siano gli esecutori materiali. I mandanti restano nell’ombra.