Lo spirito giusto per mantenere Palazzo Marino

Adesso che per un pugno di schede l’Unione ha vinto le elezioni, il successo della Cdl e di Forza Italia a Milano, in Lombardia e più in generale nel nord del Paese assume un rilievo e un’importanza molto più grande. E dall’analisi di questo voto si possono trarre considerazioni non proprio scontate. Innanzi tutto che Forza Italia, il partito fondato da Silvio Berlusconi, è il partito più popolare in Italia. E quando diciamo popolare intendiamo proprio vicino al popolo, quello più amato anche dalla classe operaia: non a caso raccoglie voti nelle regioni più industrializzate d’Italia. Non a caso a Milano è il primo partito in tutte le nove zone (non lasciatevi fuorviare dall’Ulivo, che unisce Ds e Margherita): in centro come in periferia, nelle zone chic come in quelle proletarie.
Vince la Cdl nelle regioni più produttive del Paese, nelle zone dove la gente ama rimboccarsi le maniche, dove, sempre e comunque, si cerca di migliorare senza imprecare alla sfortuna, al destino baro o al governo ladro. Vince dove vige la legge del fare, del costruire, del guardare avanti. È una questione di mentalità che politici come Berlusconi, Formigoni, Albertini, Letizia Moratti hanno nei cromosomi.
Tenendo conto di tutto ciò, non si può che guardare con ottimismo, ma anche realisticamente, al futuro di Milano e della Lombardia. Comune e Regione, saldamente nelle mani della Cdl, sono a una svolta. Nel senso che il 28 maggio si voterà per scegliere il nuovo sindaco, per decidere chi, fra Letizia Moratti e Bruno Ferrante, dovrà sostituire Albertini, giunto alla fine del secondo mandato e non più rieleggibile. Per conservare Palazzo Marino alla Cdl basterà dimostrare compattezza, basterà insistere sui temi e sui valori che hanno contraddistinto fin qui i lunghi «governi» di Albertini e Formigoni. Basterà andare in mezzo alla gente e spiegare che Letizia Moratti rappresenta quello spirito imprenditoriale e sociale che rende Milano diversa da ogni altra grande città italiana. Uno spirito che l’ex-poliziotto ed ex-burocrate Ferrante non ha.
E veniamo al Pirellone. Qui è Formigoni che deve decidere se restare o se andare a Roma; se continuare a governare la Regione o se trasferirsi al Senato. Il presidente dice che vuole chiederlo ai suoi elettori, secondo noi deve decidere da solo. Pensando certo al suo futuro, ma senza dimenticare il futuro della Lombardia.