Lo spirito della Idem tra un Bolt da record e il fascino di Amanda

Costruiamo gli atleti perfetti con il guru dell’atletica: «L’ideale sarebbero un re dell’asta e una ginnasta: correre, lanciare, saltare e nuotare la ricetta per sopravvivere. Ma Josefa è speciale»

Il fisicaccio di Asafa Powell potrebbe concorrere per mister Universo, le forme di Amanda Beard sono già finite su Playboy, Yelena Isimbayeva si piace molto e ne ha ragione, l’armonia di Liu Xiang, il re cinese degli ostacoli, è amata dal suo popolo, la simpatia di Max Rosolino, il senso dell’ironia, trovano pochi avversari, uno spolpa sponsor come Ronaldinho ha un segreto nei piedi che tutti vorrebbero possedere. Grandi atleti, ma non perfetti. Appunto uomini e donne prima di tutto. Impossibile ritrovare alle Olimpiadi l’essere perfetto, se non costruendolo in laboratorio o scoprendolo nella fantasia. Non basterà nemmeno la tecnologia: tra costumi, maschere, scarpe, corazze e biciclette c’è di tutto un po’, ma non abbastanza per avere garanzia di successo.
Meglio costruirsi l’homo olimpicus e la superwoman giocando alle figurine. E chiedendo aiuto a Elio Locatelli, che nell’atletica è un guru ma conosce tutto il mondo dello sport. Mettiamo alcuni punti di partenza. «L’atleta perfetto deve avere grande coordinazione e deve sapere correre, saltare, lanciare e nuotare. Sono gli ingredienti per la sopravvivenza». Dunque il nostro atleta prenderà molto da nuoto e atletica. Ma, suggerisce Locatelli, anche dalla ginnastica perchè serve senso dell’equilibrio. «Se dovessi riassumerlo, prenderei un saltatore con l’asta: al quale servono coraggio come un tuffatore, qualità ginniche per lo scavalcamento, forza nelle braccia e nelle mani per piegare l’asta, le gambe e i piedi devono filare come schegge. E, a queste qualità, dovrebbe aggiungere quelle di un nuotatore».
Mettendo insieme il tanto dell’uno o quello dell’altro, abbiamo seguito le istruzioni per l’uso guardando anche in casa nostra. Filippo Magnini ha la testa del campione: non tradisce quando conta. «D’accordo. La perseveranza serve e lui l’ha dimostrata quando si è trovato in difficoltà». Per cuore e grinta Paolo Bettini, campione olimpico uscente, può far scuola. Michael Phelps è il nuotatore cannibale dotato di braccia da faticatore estremo e da cercatore d’oro. Lo aspetta ancora il premio da un milione di dollari se batterà i sette ori di Mark Spitz. LeBron James e Ronaldinho sono esemplari per la capacità di usare mani e piedi, ma anche per i conti in banca. Infine le gambe di Usain Bolt, il giamaicano recordman dei 100 metri che promette sfracelli nei 200. E qui Locatelli fa il profeta: «Nelle gambe è il più forte di tutti, più di Powell o Tyson Gay. Può fare tre record del mondo: 100, 200 e 400. Nessuno ci è mai riuscito».
Diverso per le donne. L’atleta ideale dovrebbe avvicinarsi alle ginnaste. «Una miscela di capacità, virtuosismi, forza, eleganza». L’aspetto estetico va cercato nelle foto di Amanda Beard: Playboy ne ha dato una bella dimostrazione. Ma sono soprattutto gli occhi della nuotatrice americana dei 200 rana che temono pochi confronti. Le gambe di Blanka Vlasic, la croata saltatrice in alto a caccia del record del mondo, sono il lato B dell’atleta bionica. Lunghe e potenti per scavalcare l’asticella e sedurre. «Ha gambe eccezionali - suggerisce Locatelli - ma se non fa il record significa che non sa sfruttare il suo potenziale». La devastante grinta di Valentina Vezzali è una garanzia per qualunque confronto e disciplina. Ma per trovare la testa migliore ci siamo rivolti alle grandi signore. E qui la carta d’identità è un merito. Vedi Dara Torres, la mamma volante del nuoto americano che da 24 anni conquista medaglie ai Giochi (tra i 50 e i 100 sl) e che a 41 anni non si è ancora stufata. Ci vuole determinazione e forza di testa, soprattutto quando si è ricche e famose. «Ma io direi anche Josefa Idem che di anni ne ha 44 ed è piacevole sempre da ascoltare - conclude Locatelli -. Ha fatto tutto: cambiato nazionalità, vinto, messo al mondo figli, è entrata in politica. Devi trovare il tempo per tutto».
Sì, d’accordo, forse le vere superwomen sono loro. Senza bisogno di costruirle con figurine e fantasia. Perfette nella imperfezione.