Uno Spirito inossidabilmente «british»

Proprio la scena del Teatro Manzoni, due stagioni fa, diede i natali artistici alla coppia Debora Caprioglio-Corrado Tedeschi, applaudita ed acclamata con L’anatra all’arancia. Da stasera (fino al 31 ottobre) le tavole del palcoscenico di via Manzoni saranno calcate nuovamente dai due artisti che, affiancati da Marioletta Bideri e Antonella Piccolo e diretti dal Patrick Rossi Gastaldi, daranno vita all'inossidabile Spirito allegro di Noel Coward. Gustosamente brillante, dopo aver raccolto consensi per un settantennio attraverso le numerosi versioni cinematografiche, musicali e televisive dell'avventura dello scrittore che, evocando lo spirito della prima moglie, si ritrova protagonista di una serie di divertenti equivoci, sbarca al Manzoni conservando lo smalto originario. Corrado Tedeschi, autodefinendosi particolarmente british, veste perfettamente i panni del protagonista scrittore: «Sono felice di tornare a Milano, la mia città di adozione, culla dell'arte: è Milano la vera patria del teatro dove esiste una vasta offerta di spettacoli che soddisfano tutti i gusti. Per quanto riguarda il mio personaggio, è uno scrittore vedovo che sta lavorando a “Vacanze nell'aldilà“. Per meglio informarsi sulla dimensione spiritica, chiede aiuto alla Maga Nunzia, colei che involontariamente risveglia il fantasma della prima moglie che comincia a creare difficoltà al protagonista». «Si tratta di un personaggio borde line - dichiara la Maga Nunzia, interpretata da Marioletta Bideri - un mix tra Solange, il Mago Otelma e Vanna Marchi; ed è puro divertimento dare vita a questa maga pasticciona». E' infatti la maga il motore di tutta la vicenda che acquista sapore quando comincia ad aleggiare il fantasma della bella signora prematuramente scomparsa, artefice di malefatte e di insidie con l'obiettivo di ammazzare il marito e portarselo con sé nell'aldilà: «Ho avuto da sempre l'ambizione di lavorare al testo di Coward. Io, vestita in modo appariscente, tutta in paillettes, contenderò il marito alla seconda moglie (Antonella Piccolo, ndr)». Il testo che debuttò a teatro nel 1941, suscitando aspre critiche per aver giocato col delicato tema dell’aldilà, fu trasposto cinematograficamente da David Lean nel '45. «Nel rispetto dei dialoghi barocchi, assolutamente english style, - conclude il regista Rossi Gastaldi -, ho riadattato il lavoro al giorno d'oggi cambiando i connotati della società, ma lasciando un piede nel passato proponendo costumi un po' demodé. Anche il linguaggio, con l'aiuto di Nino Marino, traduttore e adattatore, ricorda quello dell'Olgiata romana, ovvero quella della Roma degli arricchiti un po' snob».