Da Spitz e Borg alla Manaudou: se il fuoriclasse va in tilt

Per una Dokic che risorge, quante e quanti atleti vivono, vincono e perdono sull’orlo di una crisi di nervi. Laure Manaudou, ad esempio. La bella francesina è solo l'ultima sportiva vittima dello stress. Si ritira, ma tornerà, ha detto. «Ho deciso di fare un break per poi aggredire con maggiore volontà la prossima stagione», ha aggiunto. Laure rimpiange i numerosi cambi di allenatore. «Con Philippe Lucas ero sicura di me, di vincere, di battere i record. Adesso mi prendo un buon periodo di riposo, lasciando da parte il nuoto». Ha deciso di andare negli Stati Uniti con il suo compagno, Frederick Bousquet, che invece preparerà i Mondiali di Roma. «Non voglio più pensare agli allenamenti, solo viaggiare e rilassarmi».
È la sindrome da numero uno, di cui è vittima la campionessa olimpica di Atene. Giusto in gennaio, 26 anni fa, e a 26 anni, Björn Borg lasciò dopo avere guidato il ranking Atp del tennis per 109 settimane. Nel 1982 aveva giocato solo il torneo di Montecarlo, era nauseato dalla vita agonistica e dallo stress dei duri allenamenti quotidiani: il più rattristrato di tutti fu il suo grande rivale di allora, John McEnroe. Nei primi anni '90 il campione svedese rientrò con le sue vecchie racchette in legno, superate, subì una serie di sconfitte al primo turno contro giocatori di bassa classifica. Avvicinò il successo solo una volta, nel '93, al primo turno di Mosca, perdendo al tie-break contro Alexander Volkov. A 36 anni si ritirò in maniera definitiva, limitandosi a giocare occasionalmente in tornei per vecchie glorie, in cui ritrovò gli antichi rivali Connors e Vilas.
Lo stress aveva consigliato l'addio a Pete Sampras, 14 titoli del Grande Slam senza che nessuno gli consigliasse un buon sonnifero. Ora gioca a golf e a poker. «Ero stanco del tennis, mi aveva consumato. Durante tutta la carriera non ho mai trascorso una vera notte di sonno. Solo dopo il ritiro ho cominciato ad addormentarmi bene». Agassi a 26 anni era considerato finito, da Ferragosto del 1996 al febbraio '98 non vinse più niente, precipitando al 141° posto. L'annullamento del matrimonio con Brooke Shields lo fece rinascere. A 30 anni si ritirò Niki Lauda, che nel 1979 guidava la Brabham Alfa Romeo. Dicevano avesse paura dopo l'incidente in cui era rimasto sfigurato al volto tre anni prima; in realtà voleva dedicarsi allo sviluppo della propria compagnia aerea, la Lauda Air. L'avventura commerciale non andò bene, il pilota austriaco restò a corto di liquidità e nell'82 ritornò in pista con la McLaren. Due anni più tardi soffiò il titolo iridato al compagno Alain Prost.
Antesignano degli stressati Eddy Ottoz che si ritirò nel 1969 dopo aver riconquistato il titolo europeo dei 110 ostacoli ad Atene. Nel '72 a Monaco di Baviera Spitz vinse sette medaglie d'oro, impresa superata solo da Michael Phelps alle Olimpiadi di Pechino. Stabilì il record del mondo in tutte e sette le gare (100 e 200 stile libero e farfalla, 4x100 e 4x200 sl e 4x100 mista). Aveva solo 22 anni e lasciò: «Mi sento come un fabbricante di automobili che ha costruito la macchina perfetta, che potrei fare di più?».