La splendida cavalcata rossoblù in trentotto voti

(...) Rubens Fernando Moedim Rubinho: 7. Silenziosissimo. Il suo discorso più lungo consiste praticamente nel presentarsi con i quattro nomi al completo. Quanto agli avversari, gli piace metterli a tacere con le parate. Quando ci riesce è un grande. Quando.
Alessio Scarpi: 6,5. Nei secoli fedele, quando serve c’è. Scarpi grosse, cervello fino.
Damian Enrique Lanza: senza voto. Nove panchine. Mira Lanza.
Cesare Bovo: 7,5. T’amo, pio Bovo. Elegantissimo, perfetto nell’impostare l’azione, il miglior difensore italiano quando non si distrae. Si distrae spesso.
Domenico Criscito: 6,5. La classe cristallina non si discute, ma i mesi a Torino non gli hanno fatto bene. Qualche suo compagno è cresciuto. Lui è Criscito.
Gaetano De Rosa: 6. Non c’è De Rosa senza spine.
Tommaso Ghinassi: 5. Nove panchine e l’esordio a Bergamo. Forse, era meglio la decima panchina.
Abdoulay Konko: 9. Immenso, imprescindibile, ovunque. Dedicato a quelli che storcevano il naso, spiegando che Forestieri era molto meglio. Più che Topa, topiche.
Alessandro Lucarelli: 6. Può dare, ma non sempre si applica.
Gleison Pinto Santos: 6. Di testa, le prende quasi tutte; di piede, le perde quasi tutte. Di testa Santos; di piede al massimo beatos.
Anthony Vanden Borre: 4,5. Ho scoperto che è un difensore, leggendo i ruoli sulle figurine. In campo, sinceramente, non si è capito che ruolo copra.
Andrea Masiello: 6,5. Quando c’è, te ne accorgi poco. Quando manca, te ne accorgi di più. Ecco perchè Gasperini gradirebbe il suo ritorno.
Francesco Bega: 6,5. Se ne va proprio nel momento in cui mette in mostra le sue più belle partite in maglia rossoblù. Se demoliscono la Diga di Begato, si può ricostruire la diga di Bega.
Christian Stellini: senza voto. Serie A dopo il calvario. E gli Stellini stanno a guardare.
Andrea Signorini: senza voto. Una panchina in Coppa Italia ad Ascoli. E l’emozione di rivedere con questa maglia un vero Signorini.
Lima Rodrigues Fabiano: 6. Non è il Fabiano dell’anno scorso, inarrestabile sulla fascia. Occorrerà pensarci in vista della prossima stagione.
Ivan Juric: 8. Provate a giocare senza Ivan il terribile, poi parliamo del voto.
Matias Nicolàs Balas Masiero: 7. Un gol in due presenze e quarantaquattro minuti. Difficile pretendere di più.
Omar Milanetto: 6,5. Mezzo campionato straordinario e staresti un giorno a cantare «Vedi Omar quant’è bello». L’altro mezzo campionato a dimostrare che la moviola in campo già esiste, con buona pace di Biscardi. Il voto è la media.
Matteo Paro: 6,5. Soldatino. C’è.
Silvano Raggio Garibaldi: 8. Raggio (Garibaldi) di sole sul futuro del Genoa. Ma l’8 non sarà un po’ troppo per due presenze e ventiquattro minuti in campo? No, se si vede la personalità che ci mette. Condottiero.
Marco Rossi: 7,5. Il Capitano.
Danilo Sacramento: 6. Nel girone di andata ci si chiede come faccia ad essere costato così poco. Nel girone di ritorno ci si spiega come faccia ad essere costato così poco.
Manuel Coppola: 5. Polemico.
Oscar Daniel Torres: senza voto. In panchina a Bergamo.
Emmanuel Jorge Ledesma: senza voto. Pure lui.
Marco Borriello: 9. Per come gioca per quasi tutto il campionato. Non per i gol. E ho detto tutto.
Marco Di Vaio: 3,5. Ex.
Luciano Gabriel Figueroa: 7. Attenti al Lucho.
Julio Cesar Dailey Leon: 6. A furia di far fumo, si rischia di far bruciare anche l’arrosto.
Giuseppe Sculli: 6,5. Sembra il protagonista del film Il ragazzo di Calabria. Corre, corre, corre.
Rodrigues Fonseca Wilson: senza voto. Si chiama come Pino Wilson e Gabriel Fonseca. Non è nè l’uno, nè l’altro. Ma può crescere.
N’Diaye Papa Waigo: 6. Entra in squadra Papa e ne esce che non solo non è cardinale, ma non è più nemmeno curato. Ma a Firenze fa vedere qualcosa e, senza appendicite, può essere utile al futuro. Da riconsacrare.
Mirco Gasparetto: senza voto. Avevano scritto che senza uno come lui, il Genoa avrebbe rischiato molto. Tanto per dire cosa scrivono sul Genoa.
Gian Piero Gasperini: 9. Il mezzo voto in meno è per le ultime partite. Ma, per il resto, giù il cappello. Che gioco, che Genoa. Gasp!
Enrico Preziosi: 10. Lo inibiscono, lo multano, lo ignorano. Ma è meglio del caffè. Più lo butti giù, più si tira su. E ha imparato anche l’arte sottile della diplomazia. Capire i propri errori, costruire proprio su quelli, attorniarsi di persone competenti e innamorate del Genoa (un nome su tutti, quello di Luca Barabino: è una garanzia, ma è solo un esempio), non è da tutti. Rimuovere quelle che, per un motivo o per l’altro, anche in ottima fede, non rientrano più in un progetto, anche. Se il Genoa è tornato a sognare e a far sognare il merito è solo suo. E Fabrizio cresce bene.
Giambattista Pastorello: 4. Ha fatto molto bene nelle danze alla festa di Desenzano.
Dino Storace: 9. Eterno addetto stampa del Genoa (lavoraccio, viste le sciocchezze che si scrivono spesso sui rossoblù), da quest’anno è riuscito a farsi dare un’assistente bella e brava, Irene Coraci. Grande campagna acquisti.