Spogli rilancia: "Difficile investire in Italia". La Farnesina: ingeneroso

Roma - «Gli investimenti non arrivano dove non sono ben accolti, dove le regole del mercato vengono cambiate continuamente». La ritirata di At&t da Telecom è solo l’ennesima manifestazione della scarsa capacità italiana di attrarre i capitali esteri. Una situazione che, secondo l’ambasciatore Usa in Italia Ronald P. Spogli, è stata causata anche dall’ostruzionismo attuato dal governo e dalla sua maggioranza.
«Sia che si tratti di investimenti in infrastrutture, in servizi finanziari o in trasporti, una delle prime reazioni all’interessamento di un’azienda straniera è la sottolineatura che deve prevalere l’interesse nazionale», ha scritto Spogli in una lettera inviata al Corriere della Sera che ha arricchito di dettagli le considerazioni già esposte martedì scorso. «Modificare le regole aumenta il livello di rischio - ha aggiunto - e rende molto difficile programmare le azioni future di un’impresa».
I dati presentati dall’ambasciatore non danno scampo al nostro Paese: l’Italia attrae ogni anno solo 20 miliardi di nuovi investimenti a fronte dei 60 della Francia e dei 165 della Gran Bretagna. La presenza statunitense nell’economia italiana è inferiore in valore assoluto a quella in Germania e Spagna. La vicenda Telecom sarebbe insomma solo la riprova di un’ostilità diffusa di cui Prodi & C. si sono fatti buoni interpreti. «La lettera di rinuncia di At&t esprime chiaramente il timore di investire in un mercato dove le regole sono imprevedibili. L’Italia deve crescere - ha concluso - e un atteggiamento più aperto nei confronti degli investimenti stranieri può senza dubbio aiutare».
Al Corriere Spogli ha rappresentato le considerazioni che gli sono valse molti applausi ai convegni organizzati da Confindustria ai quali ha partecipato. Ma a queste opportune sollecitazioni l’esecutivo ha opposto solo una reazione infastidita. «Sarebbe ingeneroso considerare le iniziative del governo italiano come volte a ostacolare gli investimenti stranieri», ha ribattuto il portavoce del ministro degli Esteri D’Alema, Pasquale Ferrara. Il problema è la differenza tra «i modelli economici» anglosassoni e continentali. Ad ogni modo, ha rilevato, «non intendiamo limitare minimamente la libertà di espressione del pensiero degli ambasciatori». La Farnesina non ha fatto nessun accenno alle ipotesi di scorporo della rete di Telecom caldeggiate da Palazzo Chigi né ha ammesso un comportamento irrituale. D’altronde, se anche il sottosegretario all’Economia Alfiero Grandi ha precisato che Spogli «si poteva risparmiare» la lettera, le possibilità di reciproca comprensione sembrano limitate.