Spogliarelliste in vendita nei night

Alessia Marani

Night, sesso e «bella vita» il business a cinque zeri di una spietata gang di albanesi e romeni a Roma, tre uomini e una donna. Il sistema? «Acquistare» ragazze dell’Est europeo da mercanti senza scrupoli (costo per ciascuna circa 2000 euro) per poi avviarle alla prostituzione piazzandole come spogliarelliste ed «entraineuses» in una sfilza di locali hard del centro e della periferia. Qui le straniere potevano appartarsi con l’ammiratore di turno a fine serata (dai 150 ai 200 euro per prestazione), oppure proseguire e consumare un rapporto completo in alcuni alberghi «amici» tra Porta Maggiore, Prenestino, Casilino e Tiburtino. Prezzo all-inclusive a partire da 500 euro. Almeno fino a quando una di queste, nome d’arte Janina, romena, 26 anni, non si è ribellata raccontando agli agenti del commissariato Castro Pretorio mesi di terrore fatti di continue violenze, torture e pressioni psicologiche. «Ci tenevano segregate in una villetta al Casilino - ha spiegato in lacrime la ragazza squillo, incoraggiata a parlare con la polizia da un lavorante italiano conosciuto durante una serata -. Eravamo segregate, controllate a vista, picchiate e stuprate se osavamo alzare la testa. Per entrare nell’appartamento bisognava conoscere un codice segreto. Siamo arrivate in Italia pensando a un lavoro, abbiamo trovato l’inferno». L’indagine parte quattro mesi fa. Per settimane poliziotti travestiti da operai in un cantiere di fronte al villino-bunker di via Oricola, sulla Prenestina, osservano i movimenti in entrata e in uscita dall’abitazione. Filmano le ragazze, individuano i «carcerieri». Sono due cugini di Tirana, Emiliano e Adrian K, rispettivamente di 26 e 23 anni, un terzo albanese, Hair M., e una giovane romena di appena 18 anni, Adriana G. Ma bisogna trovare le prove per inchiodare definitivamente la banda alle proprie responsabilità. Gli ispettori della giudiziaria ricostruiscono passo passo il modus operandi del gruppo: le donne vengono «rifornite» da faccendieri romeni (rimasti, però, sconosciuti) che le contattano in patria (soprattutto Romania, appunto), ne curano l’approdo nel Belpaese attraverso le frontiere del Nord o il porto di Ancona, le mostrano «in visione» ai futuri acquirenti. «Appena arrivate - ricorda ancora Janina - ci portano in una discoteca del Tiburtino, ci fanno bere e ballare. Noi ridiamo, scherziamo, non sappiamo che ci stanno scrutando da cima a piedi, che è in atto la nostra “selezione”». Quelle prescelte, vengono pagate come pattuito ai traghettatori, le altre rispedite al mittente. Accreditato talent-scout è C.A., venticinquenne della provincia romana. A occuparsi di fare avere documenti falsi alle romene è P.E., anche lui 25 anni, abile falsario noto riferimento della mala all’occorrenza. L’altro giorno il blitz nella villa del Casilino. «All’interno - spiega il vicequestore Domenico Condello - troviamo una montagna di vestiti a dir poco succinti, biancheria intima d’ogni genere, preservativi, kit sadomaso e le protesi più stravaganti. Crediamo che nel meccanismo siano entrate almeno un centinaio di giovani donne, per affari stratosferici, visto che ciascuna guadagnava fino a 1000 euro in un giorno. Non solo. Spuntano fuori agendine ed elenchi coi nomi dei clienti, gli indirizzi degli alberghi e dei night. Contatti che appaiono anche in alcuni appunti rinvenuti a casa di C.A. Per i quattro stranieri le accuse vanno dall’induzione, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione, all’immigrazione clandestina, al concorso in sequestro di persona e violenza carnale. I due italiani sono stati denunciati, mentre indagini sono ancora in corso per verificare la posizione dei titolari dei locali a luci rosse.