Spogliatoio e chiacchiere Totti gioca ma è seccato

Sta meditando rivincite, deluso da chi non crede in lui. Compreso qualche compagno

nostro inviato a Kaiserslautern

Francesco Totti, se non è arrabbiato, poco ci manca. E non importa che il suo diario mondiale sul sito dello sponsor tecnico regali frasi ovattate sul gruppo e sulla sua avventura in Germania. O che sfoggi sorrisi di circostanza mentre attraversa la zona mista dello stadio di Kaiserslautern. La querelle sullo spogliatoio spaccato o non spaccato su di lui gli è piaciuta poco. Così come non ha gradito le critiche sui giornali e il fatto che qualcuno spingesse per la sua esclusione, a causa della sua condizione fisica ancora precaria. Non è bastata nemmeno la difesa di molti compagni di squadra, soprattutto quella del compagno di club Perrotta, che definiva «un peccato un’Italia senza Totti».
Il suo rapporto con l’azzurro è stato sempre complicato. Dai fasti di Euro 2000, dove fu il coniglio che spuntò dal cilindro di Zoff, alle polemiche nelle competizioni successive. Ma poi ci sono stati giorni, nell’esperienza in Nazionale, in cui il ruolo principale concesso da un altro ct a Francesco Totti faceva storcere la bocca a più di uno. Sicuramente a Del Piero, piccato dal paragone fatto da Giovanni Trapattoni tra il romanista e il Platini della Francia campione del mondo. Frasi che diedero al capitano giallorosso una responsabilità poi rivelatasi un forte macigno psicologico, con i fatti stranoti che seguirono. In Giappone screzi Maldini-Totti furono smentiti dagli interessati, ma nonostante questo la voce non si fermò e si dilatò con la nostra uscita prematura da quel Mondiale. E molti colsero in una intervista di Cannavaro dopo la débâcle asiatica un riferimento chiaro al privilegio che aveva trasformato il romanista da possibile leader azzurro al punto debole dell’Italia.
Tutta roba messa nel dimenticatoio. O quasi, visto che vecchie “ferite” si stanno riaprendo. Lippi si è battuto moltissimo per portare Francesco al Mondiale e il romanista era convinto di arrivare a questo punto, dopo venti giorni di avventura in Germania, in uno stato di forma migliore. Già deluso con quanti non avevano creduto nel suo recupero, già arrabbiato con la critica che lo dava per impresentabile alla prima partita del mondiale. «Francesco sta bene, molto bene», dice l’assistente tecnico di Lippi, Ciro Ferrara, che ieri ha giocato nella partitella di rifinitura insieme a Totti. Che proprio in chiusura ha segnato un gran gol a fil di palo a Buffon, ricevendo gli applausi dei compagni.
Poi in zona mista, il solito rituale scaramantico: bocca cucita per portar bene agli azzurri. Tranne quel: «È tutto scritto in una lista molto lunga...», detto con un ghigno. E dedicato alle cattiverie personali «sputate» sulle righe dei giornali. Come quelle sul parrucchiere di fiducia, giunto in ritiro nell’immediata vigilia del debutto per tagliargli i capelli e fargli sfoggiare un nuovo look nel match con il Ghana. Ieri portava in mano un apparecchio elettrico. «È per tagliarmi i capelli, così la prossima volta risparmio...», ironizza il numero dieci giallorosso. Che ha voluto qui il suo coiffeur per regalargli la possibilità di assistere a una partita del Mondiale, nient’altro. Oggi sarà per la quarta volta consecutiva titolare, la sua presenza dall’inizio neanche stavolta è in discussione. Adesso lui vorrebbe anche lasciare un segno su questo Mondiale per dare un calcio alle critiche. «La partita con l’Australia? Non so come finirà, non sono mica un veggente...». La forma non lo assiste ancora, ma è facile prevedere una rivincita.