«Spoil system dei poveri»: i nodi arrivano al pettine

Oggi all’ufficio del lavoro il primo tentativo di conciliazione per alcuni dei 253 lavoratori cacciati

Antonella Aldrighetti

L’applicazione e l’applicabilità dello spoil system, limiti compresi, non trova pace. La parola, stamani passerà all’Ispettorato del lavoro che potrebbe pronunciarsi nel merito dei licenziamenti in tronco operati dalla giunta Marrazzo all’indomani del suo insediamento: 253 i lavoratori messi fuori la porta della “casa di vetro” per fare posto a 292 neo assunti.
La maggioranza degli impiegati «epurati per editto» - ossia con l’emanazione di una semplice circolare il 3 maggio scorso - svolgeva, presso le segreterie della presidenza e dei vari assessorati, mansioni lontane dall’essere catalogate “ruoli chiave”: infatti si tratta semplicemente di dattilografi e archivisti che erano stati assunti a tempo determinato. Insomma, una sorta di «spoil system dei poveri».
Ma c’è di più: la specificità dell’inquadramento contrattuale, per la giunta ulivista, è stato interpretato semplicisticamente sotto la dizione di «termine della passata legislatura e l’inizio della nuova».
Tuttavia un numero consistente di malcapitati, rivolgendosi al sindacato, ha presentato ricorso contro il licenziamento e nella mattinata di oggi si dibatterà, per alcuni di loro, il rituale tentativo di conciliazione con l’ente locale.
Il motivo è presto detto. «La nostra organizzazione sindacale, appena venuta a conoscenza del licenziamento, ha subito chiesto alla regione di revocarlo, per presunta violazione del decreto legislativo n. 368/2001 che, in attuazione alle direttive comunitarie, regola anche il reclutamento del personale a tempo determinato da parte delle pubbliche amministrazioni, perché - ha asserito - Gianni Romano, segretario regionale della Fials-Confsal - la regione non poteva sciogliere in modo unilaterale il vincolo contrattuale, poiché le funzioni attribuite ai lavoratori erano alquanto generiche e prive della data certa di scadenza».
Che vale a dire: archivisti e dattilografi non dovrebbero essere annoverati tra le figure direttive cui far valere il famigerato spoil system. A sentire sempre il sindacalista l’ente locale poteva, sì, stipulare contratti a termine ma solo per ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, ossia «motivazioni che in questo caso sarebbero state aggirate - specifica Romano - determinando peraltro la trasformazione del rapporto di lavoro a termine a rapporto di lavoro a tempo indeterminato».
Sulla vicenda però la giunta guidata dall’ex conduttore di «Mi manda RaiTre» non si è mai pronunciata finora, dimenticando pure che uno dei cavalli di battaglia durante la campagna elettorale della sinistra, era stato proprio la stabilizzazione dei posti di lavoro. Invece...
«Altro che stabilizzazione! Si tratterebbe di veri e propri licenziamenti collettivi qualora il collegio di conciliazione del ministero del Lavoro convocato per domani (oggi n.d.r.) ci desse ragione - replica il sindacalista -. Ma speriamo pure che il governatore Piero Marrazzo sia all’oscuro dell’accaduto, altrimenti sarebbe un fatto gravissimo far coincidere i licenziamenti di questi lavoratori, con l’esigenza di assumerne degli altri affidando loro stessi incarichi, e contemporaneamente prevedere addirittura un ampliamento dell’organico degli uffici, che è passato da 253 unità a 292 nuovi ingaggiati».
Qualunque sia il verdetto dell’ispettorato, la certezza è che il prossimo round si dibatterà dinanzi al giudice ordinario.