Spoil system, inchiesta su Marrazzo

I carabinieri acquisiranno le delibere di giunta Agli atti anche una sentenza della Corte Costituzionale

Lo spoil system di Marrazzo sbarca in tribunale. Un’inchiesta è stata aperta dalla Procura per verificare se ci siano state irregolarità nell’applicazione dell’avvicendamento di matrice politica ai vertici della sanità regionale. L’indagine, avviata sulla base di un esposto presentato dalla Fials (Federazione italiana autonoma lavoratori della sanità), è stata affidata al pm Adelchi D’Ippolito, che ha aperto un fascicolo intestato, per il momento «atti relativi a». In particolare, la federazione, a quanto si è appreso, avrebbe chiesto all’autorità giudiziaria di verificare se nell’attività posta in essere dall’amministrazione Marrazzo nella sostituzione dei manager delle Asl, poco dopo l’insediamento alla Pisana dell’ex telegiornalista, siano stati compiuti degli abusi penalmente rilevanti. In sostanza, di verificare se nelle revoche degli incarichi dei direttori generali, sia stata rispettata la normativa.
Per far luce su questa vicenda il magistrato ha affidato ai carabinieri il compito di acquisire le relative delibere di giunta e ogni altro atto in materia. Agli atti dell’inchiesta anche la sentenza 104/2007 della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittima la legge regionale sullo spoil system nella parte in cui prevede che i manager «decadono dalla carica il novantesimo giorno successivo alla prima seduta del consiglio regionale salvo conferma con le stesse modalità previste per la nomina». La Consulta era stata chiamata a pronunciarsi sulla vicenda dal Consiglio di Stato cui erano ricorsi sei manager, Benedetto Bultrini (ex direttore generale dell’azienda ospedaliera San Filippo Neri), Patrizio Valeri (RmD), Carlo Mirabella (Frosinone), Benito Battigaglia (Latina), Franco Condò (RmE), Domenico Alessio (già al vertice del San Camillo). Per quanto riguarda Bultrini il Consigli di Stato respinse il 19 giugno scorso la richiesta di sospensiva del provvedimento di decadenza dall’incarico «considerato che, come concordamente affermato dai difensori delle parti, il ricorrente in primo grado si trova attualmente agli arresti domiciliari; considerato, quindi, che, allo stato, non appare possibile accogliere la richiesta cautelare di reintegrazione in forma specifica».
Gli stessi giudici invece accolsero l’analoga istanza formulata da Mirabella, disponendone «la reintegra dell’appellante nell’incarico di direttore generale della Usl di Frosinone», «considerato che la Corte costituzionale, nel dichiarare l’illegittimità costituzionale della disposizione legislativa applicata dai provvedimenti regionali oggetto del gravame ha evidenziato che le Asl, in quanto strutture cui spetta di erogare l’assistenza e le prestazioni sanitarie nell’ambito del servizio sanitario regionale, assolvono compiti di natura essenzialmente tecnica, ribadendo fondamentali principi in materia di imparzialità e buon andamento, precisando che lo sforzo di una costituzione democratica oggi che al potere si alternano i partiti, deve tendere a garantire una certa indipendenza ai funzionari dello Stato, per avere un’amministrazione obiettiva della cosa pubblica e non un’amministrazione dei partiti; considerato, che per la Corte costituzionale la “dipendenza funzionale del dirigente non può divenire dipendenza politica”, cosicché il dirigente stesso “non può essere messo in condizioni di precarietà che consentano la decadenza senza la garanzia del giusto procedimento”; considerato l’esigenza di assicurare efficace tutela cautelare disponendo la reimmissione nelle funzioni del dirigente rimosso come la decadenza non fosse mai intervenuta». Il 29 maggio precedente lo stesso Consiglio di Stato aveva disposto il reintegro di Alessio al vertice del San Camillo dopo che la Consulta aveva bocciato l’articolo di legge sullo spoil system.