Lo spoil system si abbatte su S. Cecilia

Omar Sherif H. Rida

Un consiglio d’amministrazione chiede di far luce su alcune irregolarità gestionali e riceve, come «premio speciale», il commissariamento. Una vicenda paradossale e dai risvolti kafkiani quella che vede come protagonista il Conservatorio di Santa Cecilia. Lunedì era arrivata la decisione del ministro dell’Università, Fabio Mussi. Con una nota il ministero aveva annunciato la cessazione dell’intero cda del Conservatorio a causa delle «irregolarità gestionali segnalate dal Collegio dei revisori, che avevano anche spinto i precedenti membri del Collegio alle dimissioni».
Tutti a casa quindi: dal presidente Massimo Visconti (An), al vicepresidente Giuseppe Roma (Fi) fino agli altri membri del cda (Ada Gentile, Giuseppe Puopolo e il direttore del Conservatorio, Lionello Cammarota). La causa? Una confusa storia di conti correnti (sei per l’esattezza) aperti per gestire dei corsi di formazione professionali regionali attivati nel 2003 (sovvenzionati con il Fondo Sociale Europeo), e rimasti accesi nonostante i corsi fossero terminati nel 2004. «L’aspetto più incredibile - racconta il vicepresidente Giuseppe Roma - è che siamo stati noi stessi a denunciare queste irregolarità durante un cda dell’ottobre 2005». E conferme alle parole di Roma arrivano dalla lettura del verbale della seduta «incriminata», quella del 18 ottobre 2005.
Una seduta in cui i membri del cda chiedono prima chiarimenti al direttore Lionello Cammarota circa il «pagamento di una rata di una presunta polizza assicurativa» di circa 1.800 (definita «un rapporto patrimoniale di cui nessuno, compreso il dirigente amministrativo Anna Rosa Nigro, era al corrente») e poi, dei famosi sei conti correnti, «giacenti presso un’agenzia, non precisata dallo stesso Maestro Cammarota, del Credito Artigiano, la cui firma è dello stesso Lionello Cammarota». Cioè del legale rappresentante dei corsi, che poteva gestire i fondi fuori bilancio come prescrive la legge. Nel quarto punto del documento, si legge che i conti correnti «dovevano essere estinti alla fine dei corsi di formazione professionale ovvero al pagamento del saldo della Regione Lazio, avvenuto alla fine del 2004. Gli stessi rappporti sono rimasti accesi maturando interessi passivi (...) nei confronti del Conservatorio senza che gli uffici amministrativi ne sapessero nulla».
Una situazione che spinge il cda a trasmettere gli atti «agli organi di vigilanza preposti - il Miur, il Collegio dei Revisori -, dando mandato al Presidente del Cda di chiedere, al Ministro dell’Università, Ricerca e Istruzione, un intervento sull’operato del direttore, maestro Lionello Cammarota, per verificare se tale comportamento sia in contrasto con le norme che regolano l’attività amministrativa dell’Istituto». E le dimissioni dei due revisori dei conti? «Non sono il frutto di un dissenso nei nostri confronti - spiega Roma -, ma di una divisione interna al Collegio risalente allo scorso febbraio, quando si è conclusa l’ispezione sollecitata dal cda il 18 ottobre 2005. Come dimostra la dissociazione dall’iniziativa della presidente del Collegio, Anna Bonitatibus». «Purtroppo - conclude il vicepresidente «dimissionato» - paghiamo l’ostilità di ambienti legati a una sinistra retrograda, che ci hanno punito per il nostro attivismo per l’approvazione, nel 2003, dello statuto dell’Autonomia - primo caso in Italia - oltre che per l’essere stati nominati dal precedente governo».