«Spoleto? Anche i colti sanno ridere»

«Quando me l’hanno chiesto ho risposto: ma siete proprio sicuri? Vincenzo Salemme a Spoleto? E che c’azzecca?». E se il primo a stupirsene è lui, nessuno riterrà snob chiedersi cosa c’entri un ruspante attore popolare come Salemme, in una sofisticata rassegna di teatro impegnato quale il Festival dei Due Mondi. «Eppure hanno insistito: "Si, si: vogliamo proprio lei. Proprio perché è popolare. E proprio perché fa ridere“». Come cambiano i tempi. Ai giorni seriosi di Visconti e di Ronconi qualcuno avrebbe gridato alla bestemmia; oggi Il diavolo custode (nuova e, prevedibilmente, comicissima commedia di Vincenzo Salemme, il 12 luglio al teatro Nuovo Giancarlo Menotti) debutta con tutti gli onori nella più prestigiosa delle rassegne teatrali italiane.
«Ma non mi chieda perché ci tenevano tanto ad averla. Non lo so. Forse è come ai festival cinematografici, dove le commedie non fanno più scandalo ma successo. E poi a Spoleto sono raffinati ma senza la puzza sotto al naso. In fondo tutti i pubblici si somigliano. Magari all’inizio lo spettatore colto potrà rimanere perplesso... ma alla fine, ridere fa piacere a tutti».
E perché dovrebbero ridere i primi - nonché blasonati- spettatori de «Il diavolo custode» (subito dopo in tournèe in tutta Italia)?
«Perché questa commedia racconta le imprevedibili conseguenze che si otterrebbero se un diavoletto dispettoso ci consentisse di vivere da capo la vita che ci ha resi insoddisfatti. Avere la tanto agognata «seconda occasione», insomma. La verità? Nessuno di noi avrebbe il coraggio di afferrarla davvero, quest’occasione. Tutti preferiamo lo sgradito ma certo presente, all’allettante quanto insondato futuro. È come dice Brecht: preferiamo non uscire dalla casa in fiamme solo perché fuori piove».
Salemme che cita Brecht. Accidenti.
«Beh: il mio mestiere è far ridere, è vero. Ma i critici più attenti hanno sempre notato che nei miei copioni c’è sempre un retrogusto di riflessioni aspre sui sentimenti, sulle nevrosi di oggi. Forse è perché ho fatto la gavetta con Eduardo, e ho girato con Moretti, coi Vanzina, con Tornatore, che amo la risata d’autore. Scovare la battuta inedita, la gag nuova, la trovata originale... ecco l’arte della comicità! Quanti comici d’oggi, invece, soprattutto televisivi e anche famosissimi, ormai fanno ridere solo con le parolacce? Ma dico io: ma che gusto ci provano? La parolaccia è vecchia come il mondo. L’hanno già usata tutti. Ma che te ne frega di una risata che non ti sei guadagnata? È come i soldi che intaschi senza esserteli sudati: pesano poco. E non danno nessuna soddisfazione».
Ridere senza snobismo, dunque, ma anche senza corrività. E a Vincenzo Salemme, chi è che fa ridere?
«Stanlio e Ollio e Totò su tutti. E poi Sordi, Fabrizi, Peppino… Dei miei colleghi d’oggi adoro Aldo, Giovanni e Giacomo. Anche Brignano, Panariello. Quelli che fanno satira? Si: purché non troppo politicizzati. Altrimenti che noia sapere già con quale uomo politico se la prenderanno, prima ancora che aprano bocca. Far ridere sui guai quotidiani della gente comune, sulle sofferenze anche serie di chi non ha nulla da perdere... Ecco: questo lo trovo molto più politico».
E a proposito di tv: come se lo spiega che, applauditissimo a teatro, apprezzatissimo al cinema, Vincenzo Salemme non sia ancora riuscito a sfondare sul piccolo schermo?
«Ah, non me lo spiego. Nel senso che non so darmi una ragione. Famiglia Salemme Show, nel 2006, ebbe un discreto successo. Da Nord a Sud, invece, tre anni fa, fu un mezzo fiasco. Eppure l’idea era azzeccata, c’avevamo lavorato tanto... Chissà, forse non ho la faccia giusta. Ha notato che non ho mai fatto nessuna pubblicità? Pur essendo famoso, non me l’hanno mai chiesto. E questo dovrebbe mettermi in sospetto: forse vuol dire che in video, questa faccia, non funziona».
Meglio usarla a teatro o al cinema, allora.
«Oh, ma io alla grande tv popolare non ci rinuncio... Sempre che non sia lei, a rinunciare a me!».
E intanto, all’arrembaggio del pubblico colto, eh?
«Certo. In scena, io, i pregiudizi non li temo. Se sei un artista onesto qualunque pubblico se ne accorge. Così a Spoleto sarà solo la mia tensione emotiva, a crearmi problemi. Avrò paura solo di me stesso».