Sponsor salvano il verde, Tursi li ignora

Erika Falone

Altro giro, altro regalo. Il giro - il secondo a voler essere precisi - è quello del progetto «Adotta un'area verde» promosso dall'assessorato alle Politiche ambientali del Comune. Lo scorso anno l'invito era rivolto ai cittadini volontari perché adottassero aiuole e piccoli parchi. La seconda fase, presentata ieri a Tursi, prevede invece il coinvolgimento di aziende del territorio perché si impegnino, con una somma stabilita, a migliorare la manutenzione del verde urbano. Il «regalo», invece, è proprio quello fatto dal Comune a chi, negli anni scorsi, ha sottoscritto la convenzione per occuparsi di un'area verde. Un regalo fatto di complicata burocrazia, impianti di irrigazione inesistenti, disinteresse. «Da quando abbiamo iniziato questa attività - dice il signor Robiglio della ditta omonima che dal 2001 cura le aiuole sul lungomare di Pegli -, non abbiamo mai ricevuto un documento ufficiale in cui il Comune certifichi la nostra adozione. Tant'è vero che le autorizzazioni dai vigili per intervenire nelle aree a Pegli devo sempre chiederle io. E pagarmele».
Ma anche le aziende hanno i loro vantaggi. Adottando l'area, infatti, hanno la possibilità di apporvi la propria pubblicità. In più, le spese sostenute per la manutenzione del verde possono essere detratte dalle tasse. «Saremo disposti a fare anche di più - dicono dalla ditta "Vivai del Castello", che ha preso in gestione lo spazio verde sulla rampa di accesso del casello dell'autostrada di Genova Nervi -. Aggiungere altre piante, magari fiori. Però abbiamo bisogno di un impianto di irrigazione sulla rampa. Non possiamo continuare a portare l'acqua con il secchio». La lista delle aziende individuate dal Comune come possibili tutori del verde, è lunga: dalle banche alle assicurazioni, dai supermercati alle imprese edili. Tutte, in settimana, riceveranno una lettera in cui verrà presentata nel dettaglio «l'offerta» di Tursi che, dopo le le critiche di chi già sponsorizza spazi di verde pubblico, ha promesso un maggiore impegno. E meno disinteresse. «Non abbiamo risorse sufficienti - spiega l’assessore alle Politiche Ambientali, Luca Dallorto - per far fronte a 1700 chilometri quadrati di verde attrezzato». La buona volontà da parte di aziende e società c'è. Tocca ora al Comune correggere il tiro. Prima di continuare a tirarsi - è proprio il caso di dirlo - la zappa sui piedi.