Lo sponsor sul Duomo fa «litigare» i milanesi

I teli pubblicitari copriranno la facciata per due anni e serviranno a finanziare il restauro

Su fondo azzurro, una mano, sottile come solo Folon sapeva tratteggiare, lancia tre colombe verso l’alto. Il maxi acquerello di 750 metri quadrati copre da un paio di giorni tutta quella parte della facciata del Duomo ancora da restaurare. A lato, due pannelli sui quali campeggia il nome di Banca Intesa, lo sponsor che prevede di coprire il 10 per cento dei costi totali del restauro (al momento sono stati spesi circa 9 milioni di euro). Il telone coprirà il Duomo ancora per due anni. Ossia fino alla fine dei lavori, previsti per la fine del 2007. Ogni sei mesi lo sponsor cambierà. Il prossimo potrebbe essere Telecom. Ma in lizza ci sono anche i big dell’energia (Eni e Enel) e quelli di area assicurativa.
In piazza Duomo il nuovo «vestito» divide immancabilmente i milanesi. «Sono rondini», «sono colombe». «No, è troppo vistoso», «Ma sa che non l’avevo neppure visto». «Il grigio ci aveva stufato», «Quell’azzurrino non sta bene». Insomma, ci sono i machiavellici ossia quelli per cui il fine giustifica i mezzi, come dice Mario Scarinzi, 63 anni, impiegato dell’Aem, milanese d’importazione. E ci sono i «puristi» per i quali «è-una-cosa-gravissima-su-un-monumento-del-genere» come Rita Polcino, 51 anni, impiegata. Dai più, un consiglio: starebbe meglio una bella fotografia della facciata del Duomo ingigantita. «Almeno i turisti potrebbero vedere com’è», spiega Paola P. che lavora al bar Duomo, proprio di fronte alla cattedrale.
Sull’opportunità della vestizione sponsorizzata «non sono mancati elementi di perplessità - fa notare l’arciprete del Duomo Luigi Manganini - ma li abbiamo superati con una soluzione rispettosa, che non disturba. Non si tratta di un gesto dettato dal deteriore significato economico, ma dalla considerazione che la cattedrale esige una messa a punto continua e che costa». Dunque secondo l’arciprete quello che i milanesi ora vedono «è un messaggio in sintonia col tempio». La vestizione della facciata del Duomo ha dovuto immancabilmente fare i conti con la preoccupazione che potesse essere «mercificata». Nel 2002 a inizio lavori proprio per questo prevalse il «grigiore» nudo e crudo dei teli che ricoprono i ponteggi. «Ora - è stato detto - la sensibilità è cambiata» e la Veneranda Fabbrica del Duomo ha accettato la proposta fatta da Ekletica, la società di comunicazione nata con il supporto della Cei proprio per realizzare progetti di raccolta fondi vestendo i cantieri sulle facciate delle principali chiese.
Così tornando in piazza mentre Jessica Kreusi, 23 anni dal Texas trova «molto grazioso» l’acquerellone di Folon, poco più in là non si placano i clic dalle macchine fotografiche di turisti giapponesi: a casa tra le foto ricordo si porteranno anche il Duomo con l’abito nuovo.