La sporca guerra di Fuller riemerge dopo trent’anni

Samuel Fuller (1911-1997), roccioso cineasta aduso alle storie altamente drammatiche raccontate con piglio resoluto e stile essenzialissimo, è ricordato tra i cinephiles più attenti e appassionati tanto per la sua biografia di uomo d’azione dal carattere energico, quanto per il suo collaudato mestiere di regista determinato a realizzare sullo schermo opere quantomeno personalissime per originalità d’ispirazione e solidità narrativa. Memorabile tra i suoi molteplici film d’azione risulta senz’altro Il corridoio di paura (1963), thriller ambientato in un manicomio, ma decisamente caratterizzante si dimostra, nel 1980, Il grande Uno Rosso, grintosa quanto ghiacciata «canzone di gesta» (per gran parte vissuta direttamente dallo stesso cineasta, pluridecorato della Seconda guerra mondiale) delle esperienze estreme di uno sparuto drappello di combattenti americani su tutti i fronti dal ’40 al ’45 che, tra orrori e abiezioni, prospetta una morale in bilico tra stoicismo e cinismo: «La sopravvivenza è l’unica vera gloria in guerra». Realizzato dopo trent’anni di gestazione, al suo primo apparire non ebbe vita facile e, perciò stesso (grazie anche al ripristino di spezzoni a suo tempo sforbiciati), Il grande Uno Rosso resta ancor un film da vedere di rigore.

IL GRANDE UNO ROSSO Warner Home Video 24,49 euro